“Possedere un animale”: lecito?

Durante la quarantena dell’anno 2020, è stato registrato uno straordinario aumento negli acquisti di animali domestici. Il più grande negozio di animali (secondo il Guinness World Records) ha terminato gli animali in vendita, proprio come gli allevatori che lo rifornivano. L’essere umano, mancando di contatti con i suoi simili, di socialità, sentendosi solo, ha voluto riempire le giornate e la casa con un animale domestico. Il fenomeno della biofilia (“amore per la vita”) — che descrive l’innata tendenza dell’uomo ad essere attratto da ciò che è vivo — giustifica la sua ricerca di un compagno animale, all’interno di un periodo che gli riserva scarsi contatti umani.

E’ inoltre ormai appurato scientificamente l’aiuto che un animale domestico porta in caso di malattie cardiovascolari, di infarto, di stress e ansia e addirittura di morte prematura. Già migliaia di anni fa l’uomo e l’animale vivevano in simbiosi (un esempio, i gatti per gli antichi Egizi).

Ma l’animale, reso domestico, è una nostra proprietà? Comprandolo, noi ne entriamo in possesso? Acquistiamo la sua vita? E ottenere una vita in cambio di denaro non è oggettivizzazione?

Nei mesi in cui sono state chiuse in casa, persi, o senza altre forme di compagnia,  molte persone hanno cercato consolazione in un cane o in un gatto o in un qualsiasi altro piccolo animale da casa, a volte dimenticandosi che un animale ha bisogno di una sua indipendenza e non serve solo a distrarci. La differenza tra condividere momenti della propria vita con un animale — offrendogli cibo, calore, riparo nei momenti in cui ne necessita — e possederlo si nota in tanti piccoli atteggiamenti.

Il primo fattore è il prezzo. Comprare un animale significa sfruttare la sua esistenza. Le associazioni che li vendono, fanno far loro dei cuccioli al solo scopo di guadagnare. Avere potere decisionale sulla vita di un animale e dei suoi cuccioli non è corretto. Inoltre, la scelta non si dovrebbe basare sull’aspetto esteriore, che spesso giustifica un prezzo alto. 

Un altro fattore è la razza, che è strettamente legata al punto precedente. Per soddisfare gli acquirenti, molte razze sono state modificate fino a creare disturbi di salute nell’animale. I gatti Persiani sono soggetti a numerosi problemi di questo genere: difetti cardiaci, sindrome del rene policistico, stenosi delle narici e complicazioni del sistema respiratorio, solo per citarne alcuni. A costo di ottenere un gatti “belli” ne viene sacrificata la salute. Il gatto Scottish Fold, caratterizzato dalle orecchie che si piegano in avanti invece che stare dritte come negli altri gatti, deve la sua particolarità ad una malattia, l’osteocondrodisplasia. Essa colpisce tutti i gatti di questa razza, perché è proprio ciò che la definisce, e comporta uno sviluppo erroneo sia di ossa che di cartilagini con inevitabili dolori e complicazioni.

Questi sono solo due dei moltissimi esempi. E’ importante sottolineare che gli animali non sono qui per essere belli, per essere modificati a seconda delle mode e dei nuovi canoni di bellezza e non sono qui esclusivamente per noi; di conseguenza non vanno trattati come dei vestiti, valutati in base alle mode e alla loro estetica

Il terzo aspetto da considerare è il trattamento riservato a molti animali domestici. Essi sono costretti a vivere secondo le leggi del padrone: orari, limitazione del rumore, talvolta circoscrizione dello spazio a loro disposizione. Si tratta di compromessi. L’animale riceve cibo e riparo, ma in cambio deve sottostare a queste regole. Sta al lettore decidere se tali regole vanno contro alla natura dell’animale e quindi vanno modificate (per esempio assicurandosi di avere uno spazio all’aperto, come un giardino, da dedicargli, prima di procedere con l’adozione). Aggiungiamo pure che questi “prodotti” arrivano a volte da lontano: vengono trasportati, causando loro stress e paura, vengono usati per numerose attività umane, pensiamo a cani antidroga, cani da salvataggio, cani da tartufo e raccatta-palle. Inoltre gli amici a quattro zampe sono utilizzati anche come supporto emotivo e come aiuto per persone con difficoltà. Si tratta di “mestieri” svolti dai cani, ma è giusto?

L’uomo ha sempre sfruttato ogni risorsa a lui disponibile a favore della propria sopravvivenza e a scapito del resto della natura. L’uomo è disposto a modificare e maltrattare le altre specie per il proprio agio. L’uomo ha sacrificato tante vite pur di salvare la propria. L’uomo non vuole mettersi da parte perché reputa se stesso la razza più meritevole. Ma l’intelligenza di un cervello sovra-sviluppato non definisce la maggiore importanza di una vita rispetto ad un’altra. 

Marianna Massari 4E

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