Per molto tempo pronunciando la parola ‘famiglia’ l’immaginazione va a un padre con lavoro ben retribuito, a una madre casalinga che porta i figli a scuola, agli allenamenti di calcio, a due figli che si vogliono bene con una casa al lago dove passare il fine settimana lontano dalla città.
Ma è veramente così una famiglia?

Al momento, molti genitori sono divorziati: le madri devono combattere con l’ex marito che è troppo impegnato con la nuova compagna per passare del tempo con suo figlio, i mariti devono occuparsi dell’ex moglie che usa il “pagamento mensile per il figlio” per rifarsi il naso. E poi esistono diversi tipi di coppie divorziate: i decisi, che sono entrambi d’accordo sul divorzio e si fanno bastare un paio di firme, e i litigiosi, che finiscono in tribunale ad urlarsi contro. Hanno però un problema in comune: si contendono l’affetto del figlio. Anche se il divorzio si è svolto con razionalità, la madre e il padre cercheranno di essere il riferimento del nucleo famigliare per il figlio, spesso tramite la costruzione di nuove famiglie “perfette”: ecco allora le cene di presentazione, lo stress e la ricerca di approvazione reciproca che coprono il vero pensiero “La mamma era meglio” o “Papà era più simpatico”. E questa non è l’unica crepa nell’immagine di famiglia modello di cui si parlava prima.
Il termine “famiglia”, nel tempo, ha assunto diverse forme: non si distinguono più con rigidità la figura paterna e quella materna, si parla di genitore 1 e di genitore 2; i ruoli dei genitori si mischiano o si invertono fino a diventare una cosa sola. Oltre ai divorziati ci sono pure i vedovi: anche se in minoranza, molte famiglie si ritrovano ad essere monogenitoriali, e chi resta deve assumere due ruoli. Nella maggior parte dei casi la mancanza del proprio partner porta il genitore a compiere scelte difficili. Se la scomparsa della propria metà avviene quando il figlio è molto piccolo ci sono due opzioni tra cui scegliere: trovare un compagno per far sì che il bimbo venga cresciuto da due persone, oppure impersonare entrambi i ruoli. E’ praticamente impossibile riuscire a fare la scelta giusta in queste circostanze: la comparsa di una nuova figura all’interno della famiglia, in troppo poco tempo, potrebbe far pensare al figlio che il genitore si sia scordato dell’altro e si ritroverà a guardare le foto del matrimonio prima di addormentarsi; se invece si decide di rimanere da soli, il figlio potrebbe sentirsi escluso dai discorsi sulla famiglia.
Altra categoria di famiglia, ritenuta ‘diversa’ dalla società: le famiglie “arcobaleno”. Per queste coppie, in Italia, è quasi impossibile adottare un figlio a causa di tanti pregiudizi che in altri stati sono ormai superati. Il dibattito si basa sulla domanda “Il bambino si sentirebbe in una vera famiglia?”.
Anche quelle omogenitoriali, come tutte le famiglie degne di questo nome, mettono al loro centro la cura e la crescita del figlio, che questo non subisca discriminazioni e che non si senta “sbagliato”. Quindi perché non possono essere considerate alla pari delle altre? Lo abbiamo detto: le famiglie sono ormai tutte diverse. ma c’è qualcosa che le accomuna?
Sì: in ogni famiglia funzionale si cerca la felicità, per tutti gli elementi che la compongo ; a volte ci si riesce, altre no, ma almeno ci si prova. Forse allora è proprio questa la definizione di famiglia: un percorso di felicità scelto giorno dopo giorno.
Chiara Boschi 1E





