Eurovision 2026: ritorno col botto?

Il 16 Maggio si è tenuta la finale della settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest che ha premiato come nuova vincitrice la Bulgaria e che grazie alla cantante Dara porta per la prima volta in assoluto il trofeo di cristallo nel paese balcanico. In questa edizione, oltre alla Bulgaria, sono ritornati sulla scena musicale europea altri due paesi che si erano ritirati da un paio di anni dalla manifestazione: la Romania e la Moldavia. Oltre a queste novità, cos’è cambiato rispetto all’edizione precedente?

Innanzitutto, parliamo della vincitrice, Dara. Una ragazza 27enne che è stata annunciata come rappresentante per la Bulgaria il 28 Febbraio con la sua canzone “Bangaranga“. Il titolo della canzone deriva dallo slang giamaicano bangarang che indica caos, disordine o tumulto, per Dara invece signfica libertà, voglia di farcela e ribellione. “Bangaranga simboleggia la scoperta della forza interiore che ognuno di noi possiede. Agire con amore, non con paura contro coloro che ci opprimono”, ha raccontato la cantante. La notizia della sua partecipazione non è stata accolta molto bene dal suo paese, infatti lei e la sua canzone sono state oggetto di critiche pesanti da parte di Internet, tanto che Dara aveva pensato di ritirarsi. Alla fine è riuscita a trovare la forza interiore, proprio come racconta nel suo brano, e a presentarsi a Vienna per rappresentare il suo paese.

Già dai primi giorni del contest la sua canzone è stata accolta calorosamente, grazie anche ad una curiosa coreografia, che vedeva Dara circondata da individui con maschere strane ed inquientanti che rappresentavano i suoi demoni, gli haters e tutta l’altra gente che voleva ostacolarla.  Ma con grande forza d’animo è riuscita a superare tutte le sue difficoltà, tanto che gli oscuri pensieri addirittura si uniscono a lei, lasciando cadere le maschere. Il giorno della finale è riuscita a convincere non solo le giurie di 35 paesi europei ed esteri, ma a fare incetta di voti al televoto, letteralmente sbancando l’intera competizione.

Non sono mancati i colpi di scena. Anche in quest’edizione la partecipazione dello stato di Israele, che ha indotto ben cinque stati a boycottare la competizione canora (Spagna, Irlanda, Islanda, Paesi Bassi e Slovenia),  ha scombussolato gli animi dei presenti alla Statale di Vienna, soprattutto alla comunicazione dei dati del televoto, quando (chissà come) un bel gruzzoletto di punti sono stati attribuiti proprio a Israele, non abbastanza però da superare la Bulgaria. Israele non è stato l’unica nazione a mantenere la sua posizione in classifica, infatti il nostro Sal Da Vinci si è classificato 5°, proprio come Lucio Corsi l’anno scorso. L’Ucraina è riuscita anche lei a mantenere il 9° posto.

La musica è un linguaggio universale, che dovrebbe unire tutti i popoli, non tenendo conto della politica dei singoli Stati, ma favorire nuovamente Israele, quando già dal 2022 la Russia era stata esclusa per l’attacco all’Ucraina, può causare dei sentimenti contrastanti sia nei cantanti partecipanti al contest, sia nel pubblico.  Si spera dunque che l’EBU (l’ente organizzativo dell’Eurovision) lavori nel rispetto dei diversi Stati e della musica.

(Si spera anche che l’Italia partecipi al prossimo contest del 2027, con una canzone che raggiunga maggiormente le simpatie degli ascoltatori europei invece che la solita canzonetta melodica).

Davide De Prezzo 2F

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