Se in coda alla posta…

Passando davanti alle Poste, il cartello in foto invita a mandare un pensiero ai nonni, di cui oggi cade la ricorrenza, festività, che dir si voglia. Abbracciare i nonni, ricordarsi di loro, ci sembra un gesto lodevole senza ombra di dubbio. Ma i nonni che dovremmo celebrare, se lo meriteranno?

SE leggete con attenzione la frase, noterete l’ambiguità: “Passate a trovarli più spesso. SE lo meritano. “

SE nel senso del pronome, o nel senso della congiunzione ipotetica?

Perché SE lo meritano sicuramente, i nonni, di venir celebrati in un momento storico in cui da soli reggono gran parte della gestione dei nipoti, se è vero che il 33 per cento dei nonni italiani si dedicano alla prole contro l’1, 6 per cento degli equivalenti danesi. “Secondo Giuseppe Pozzi, vicepresidente di Federanziani, «in Italia 12 milioni di nonni si prendono cura di sette milioni di bambini. Ma il sostegno non finisce qui: gli anziani prelevano tre miliardi e mezzo di  euro dalle loro pensioni da girare alle esigenze della famiglia allargata, cioè dei figli e nipoti». E chi porta i bambini dal pediatra? Sempre Federanziani informa che il 63 per cento degli accessi pediatrici avviene in compagnia dei nonni.”( dal sito http://wisesociety.it/)

Certo, se le Poste Italiane avessero a cuore davvero i nonni d’italia, se si usasse maggior cura anche delle parole, tantissime, di cui dispone la nostra meravigliosa lingua, ci verrebbe qualche dubbio amletico in meno, mentre aspettiamo di pagare il bollettino. Perché i nonni, si sa, non sono perfetti. E magari il nipote pretenzioso, ma conoscitore dell’italiano, potrebbe fermarsi un attimo davanti a questo cartello, chiedendosi se in effetti, le motivazioni per passare o meno a trovarli, sono maggiori dei demeriti che potrebbero avere maturato. Paghette irrisorie? Aneddoti raccontati allo sfinimento? Predicozzi anacronistici su bere fumare e quant’altro?

Le parole sono tutto quello che abbiamo quindi è meglio che siano quelle giuste, diceva R. Carver. Prendiamocene cura.

Maria Borelli

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