Se domani non torno – dal 5 novembre 2026 al cinema
Ci sono storie che all’inizio vedi ovunque: sui social, al tg, nelle storie di Instagram, nei titoli che scrolli sul telefono la mattina prima di entrare a scuola, che entrano nella nostra quotidianità per qualche giorno, se ne parla a cena con i genitori o durante l’intervallo, e poi arrivano altre notizie e sembra che tutto sfumi. Per la storia di Giulia Cecchettin, però, non è andata così. La sua scomparsa prima, e la sua morte poi, hanno toccato qualcosa di profondo in tutti noi e hanno aperto un dibattito enorme che ci riguarda direttamente: il modo in cui viviamo le nostre relazioni, cosa significa davvero rispettare la libertà dell’altro, la violenza di genere e la responsabilità che ciascuno di noi ha nel mondo in cui vive. È proprio da qui che nasce “Se domani non torno”, il nuovo film diretto da Paola Randi, in uscita nei cinema italiani il 5 novembre 2026.
Il film racconta la famiglia Cecchettin prima e dopo quel terribile 11 novembre 2023. Al centro della narrazione ci sono Gino, il padre, e i tre figli: Elena, la più grande, che studia all’estero; Giulia, che era a un passo dalla laurea in ingegneria biomedica; e Davide, il più piccolo, che fa ancora il liceo, proprio come noi. Una famiglia normale, con i propri progetti, risate, abitudini e un futuro da costruire. Poi, da un momento all’altro, Giulia scompare e quella quotidianità si spezza. Iniziano le ricerche e, mentre i media riempiono programmazioni televisive, questa famiglia si trova a dover gestire un dolore enorme sotto gli occhi di un Paese intero.
Però per capire davvero il valore del film, bisogna fare un passo indietro e ricordare cosa è successo nella realtà. Giulia aveva 22 anni e studiava all’Università di Padova. Filippo Turetta era il suo ex ragazzo e compagno di studi: la loro storia si era conclusa nell’agosto del 2023, ma lui continuava in qualunque modo a esercitare su di lei una pressione costante, dimostrando comportamenti possessivi e di controllo. La sera dell’11 novembre si erano visti per cenare e fare degli acquisti, ma da lì è iniziata l’aggressione, ripresa in parte anche da alcune telecamere di sicurezza. Dopo una settimana di ricerche che ci ha tenuti tutti col fiato sospeso, il 18 novembre il corpo di Giulia è stato ritrovato vicino al lago di Barcis. Turetta è stato arrestato in Germania e poi estradato. La vicenda è stata riconosciuta per quello che era: un gravissimo caso di femminicidio. Il percorso giudiziario ha portato alla condanna all’ergastolo per Turetta. Ma la fine del processo non ha chiuso la storia. La morte di Giulia ha fatto esplodere una discussione molto più grande sul patriarcato, sul possesso e sul modo in cui troppo spesso giustifichiamo certi comportamenti sbagliati nelle coppie.
La cosa che mi ha colpito di più di Se domani non torno è che non punta sulla spettacolarizzazione del delitto o sulla cronaca nera sensazionalistica. Al contrario, sceglie di concentrarsi su chi resta. Vediamo come Gino, Elena e Davide affrontano la perdita in modi del tutto differenti: Gino cerca l’ascolto e il dialogo; Elena usa la sua voce in pubblico per smontare le dinamiche della violenza di genere e chiedere un cambiamento collettivo; Davide vive il suo dolore in modo più protetto e riservato. Tre modi diversi di affrontare una tragedia che ci fanno capire come il lutto non abbia una sola regola. E, per precisa scelta della regia e della famiglia, la figura dell’aggressore non viene mai nominata, proprio per lasciare tutto lo spazio alla memoria di Giulia e al messaggio che la sua storia ci lascia.
Il film si ispira al libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”, scritto da Gino Cecchettin, il quale insieme al film non ci mostrano solo una vittima, ma ci restituiscono Giulia com’era davvero: una ragazza generosa, con passioni, sogni e un’ immensa voglia di vivere. Anche per questo l’Università di Padova le ha conferito la laurea alla memoria e sono nate tantissime iniziative, tra cui la Fondazione Giulia Cecchettin, per fare prevenzione ed educazione nelle scuole.
Penso che questo film sia fondamentale soprattutto per noi della nostra età. Spesso pensiamo che certi temi riguardino solo gli adulti, ma la verità è che ci toccano fin da subito. Ci spinge a farci domande non banali: dove finisce l’affetto e dove inizia la mania di controllo? Perché scambiamo la gelosia tossica per attenzioni? Quanto pesano i silenzi o certe frasi dette con leggerezza? Il film vuole invitarci a pretendere relazioni basate sul rispetto reciproco e sulla libertà, dove nessuno debba mai sentirsi in gabbia o avere paura.
Ma quello che tutti dovrebbero capire è che non dobbiamo ricordarci di fatti simili solo durante la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne o quando un film esce al cinema ma dobbiamo imparare a riconoscere i segnali d’allarme ogni giorno. Transformare una tragedia in consapevolezza è l’unico modo per far sì che storie del genere non si ripetano mai più.
Giorgia Tognolosi



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