Storia di una protesta: perché tutto ha inizio in Francia

Perché queste violente rivolte hanno trovato realizzazione proprio in Francia? Da dove nasce questo spirito pronto a far valere i propri diritti?

La Francia resta uno stato con una storia importante, una particolare identità rivoluzionaria che è ancora ricordata dal 1789 con la presa della Bastiglia, origine della rivoluzione francese. Insomma non è stupefacente né particolarmente imprevedibile (anche se chiaramente non condivisibile) la riuscita di una rivolta di queste dimensioni in un paese con certi “precedenti”.

Uno dei primi movimenti di rivolta fu la Jacquerie, una rivolta contadina avvenuta nel 1358,durante la Guerra dei Cent’anni, che prende il nome da “Jacque Bonhomme”, apparentemente nessuno, bensì un nominativo che i nobili avevano affibbiato ai contadini. Le sconfitte di Crecy e Poitiers e della peste del ‘48 hanno costituito alti costi che gravavano principalmente sui cittadini del terzo stato. Furono loro che protestarono direttamente con la diretta causa dei loro problemi. Essi presero la spinta coraggiosa di chi è in una situazione invadendo i castelli e gli archivi che contenevano i contratti feudali, origine e simbolo della potenza della nobiltà. Di conseguenza all’aumento delle tasse ci fu più tardi un’altra rivolta, quella dei Maillotins nel 1382. I Maillotins si armarono di magli di ferro pesanti (in francese Maillots) trovati nell’arsenale di Parigi situato nello Châtelet e nell’Hôtel de Ville. I rivoltosi riuscirono a ottenere un alleviamento delle tasse ma solo momentaneo: come la precedente rivolta subì una violenta repressione che vide poi un ripristino delle imposte originali.

Protagonista fu la nobiltà invece nella Fronda del XVII secolo, quando il governo di Enrico IV  cominciava a tendere all’assolutismo e tramite Mazzarino, il primo ministro della Francia, le tasse rivolte alla nobiltà, dirette a finanziare la guerra dei trent’anni, cominciavano a crescere un po’ troppo.

Si arriva al culmine a cavallo del XVIII e del XIX secolo con la nota Rivoluzione francese, che chiedeva un riscatto del terzo stato a livello sociale e politico. Questa ha probabilmente giunto il culmine della violenza con il periodo del terrore giacobino, seguito dai sanculotti e l’entrata delle masse popolari definitiva nella dinamica di potere.

Possiamo dire che la Francia è lo Stato precursore delle lotte per la propria indipendenza ma soprattutto per i propri diritti. A ruota libera si è poi ispirata l’Italia e ha cercato di rivendicarsi verso gli invasori che occupavano la loro terra per poi trovare un’Unità.

Le rivoluzioni nella penisola italica, per quanto sempre contenute rispetto a quelle francesi, hanno radici antiche che affondano nelle prime occupazioni estere dello stivale. Nell’età moderna ricordiamo, dal triennio Giacobino in poi, una serie di rivolte che tra il 1796 e il 1799 diedero origine ad istituzioni importanti per la successiva unità, come la Repubblica Cisalpina e quella Napoletana.

Serbiamo poi ricordo dei moti degli anni 20’ e 30’ dell’Ottocento guidati da società segrete come la Carboneria, la “primavera dei popoli” con le celeberrime cinque giornate di Milano tra il ‘48 ed il ‘49 ed infine il Risorgimento e le Guerre di Indipendenza degli anni ‘50 e ‘60 del secolo Romantico.

Durante il ventesimo secolo il fiume delle sedizioni non ha trovato foce, ma anzi golena attraverso temi come la lotta operaia, caratteristica del “Biennio Rosso”, così nominato per via delle forti tensioni sociali e dei numerosi scioperi operai e seguenti occupazioni delle fabbriche tra il 1919 ed il 1920 ispirate alla Rivoluzione russa, creando una serie di disordini feraci all’ascesa del fascismo con la marcia su Roma nel 1922.

Anche dopo la resistenza partigiana e la nascita della Repubblica, la storia del giovane paese è stata segnata da parecchi anni di sommosse e soprattutto di “terrore” rampollo delle brigate rosse e delle brigate nere durante i cosiddetti anni di piombo che hanno segnato l’immaginario di tutti gli italiani.

Durante il secolo corrente le forme di protesta e manifestazioni di dissenso in Italia sono state molto più pacifiche, anche se negli ultimi anni questo trend sembra essere sempre più vicino alla rottura, con la ricomparsa di aggressioni alle forze dell’ordine che aumentano sensibilmente il rischio ed hanno portato anche a prognosi e misure cautelari. 

Adesso il malcontento popolare è tornato e i cittadini sono pronti a far sentire la loro voce, ma verrà ascoltata?

Lorenzo Iamiglio e Salvatore Quitadamo 5E

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