Che bellissima cosa, il teatro

Sabato mattina sono tornata dopo tantissimo tempo in un luogo che per me ha l’odore di casa, e credo lo avrà sempre.

Ho accompagnato alcune classi a TeatroDue ad assistere a uno spettacolo che, complice la vita familiare complicata di una mamma, non avevo ancora visto, nonostante sia in programmazione da tanti anni: “Ogni bellissima cosa” di Duncan Macmillan e Jonny Donahoe, interpretato da un magnifico Alberto Paradossi.

Viene messa in scena la complicata storia di un figlio costretto fin dall’infanzia a fare i conti con la depressione della madre, per la quale stila una lunghissima lista di cose bellissime per cui vale la pena vivere.

Lo spettacolo é interattivo, coinvolge alcuni spettatori che entrano letteralmente a fare parte di quello che accade sulla scena. Sapevo che alcun* mi* alunn* avrebbero potuto reagire malissimo alla cosa, eppure, proprio per questo, li ho portati a teatro senza preannunciare loro troppo di quanto sarebbe accaduto; hanno reagito benissimo, sono stati meravigliosi, come sanno sempre fare.

Eccola lì una delle mie bellissime cose: i miei alunni, croce e delizia dell’ingrato mestiere che ho scelto.

Al termine dello spettacolo diversi ragazzi e ragazze mi hanno chiesto se la storia messa in scena fosse vera, se fosse la storia dell’attore. 

Ho sorriso e ho pensato di colpo alcune cose: il teatro è la cosa più potente che esista, li porto troppo poco a teatro, forse hanno imparato più oggi qui che in classe in due ore di lezione su Plauto o Dante – non me ne voglia il Sommo-.

Ho spiegato loro che no, la storia che l’attore aveva raccontato non era la sua, anche se era stato così bravo da farlo credere loro (e immagino che la cosa, in fondo, sia un meraviglioso complimento per lui). Ho distinto il piano della drammaturgia da quello attoriale, così, in piedi, camminando dalla sala verso il foyer, sentendomi un po’ peripatetica e un po’ in difetto con loro, a cui così poco spesso ripeto quanto andare a teatro possa salvare dalle miserie quotidiane.

Qualcuno avrebbe voluto tornare a teatro con i famigliari per far vedere loro lo spettacolo, qualcuno forse ne parlerà ad altri nei prossimi giorni, qualcuno magari non si è nemmeno accorto del prodigio che stava accadendo in quella sala né ha lasciato che quel testo gli entrasse dentro, chissà.

Ogni volta che osservo un attore in scena penso che il suo mestiere, in qualche modo, ha molto a che fare col mio: entrambi dobbiamo conquistare e mantenere l’attenzione, dobbiamo essere credibili, sappiamo quanta fatica abbiamo impiegato per prepararci al meglio, ma non possiamo contare sul fatto che di essa chi ci ascolta avrà rispetto, facciamo ciò che facciamo per prenderci cura dell’altro nel modo che conosciamo meglio e a volte questo funziona perfettamente, a volte per nulla.

Da sabato ho ripensato spessissimo alle parole dello spettacolo, alla lista di bellissime cose di Alberto, al modo in cui mi sono sentita durante la rappresentazione, ai passaggi in cui mi sono commossa, a quelli in cui ero profondamente grata di essere lì, a godere del privilegio di una performance attoriale magnifica, in un teatro che questo privilegio lo garantisce alla propria città, da sempre e nonostante tutto.

E ho una voglia incredibile di iniziare a scrivere la mia lista di bellissime cose, io che sono campionessa olimpica di lamentele, sbuffi e catastrofismo.

Perchè, quasi al termine di quello che è sembrato l’anno più difficile di sempre per il nostro povero mondo, almeno da che io ho memoria, servono persone pronte a difendere ogni bellissima cosa che lo abita.

 

La bimba che porto in grembo.

Il bimbo che provo a crescere con amore, fatica e un po’ di paura.

I miei 67 alunni, nessuno escluso.

La macchinetta del caffè in aula insegnanti.

Le attenzioni delle colleghe e delle collaboratrici scolastiche.

L’amicizia, anche quella spezzata eppure ancora viva.

Gli abbracci stretti.

La pizza fatta in casa.

Il camino acceso d’inverno.

Il teatro.

Cambiare idea.

 

Cado spessissimo nel tranello di credere che solo quanto io riesco a spiegare in aula determini la bravura e la completezza della formazione dei miei studenti, nonché la mia bravura di insegnante. 

Mi pare che, a volte, ricredersi sia una bellissima cosa.

 

Prof.ssa Beatrice Ghiretti

 

Foto da: https://www.teatrodue.org/ogni-bellissima-cosa-2026/

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