Le voci non ascoltate: situazione del Sud Italia

File di veicoli ferme nelle autostrade, macchine che devono percorrere chilometri per trovare una pompa che abbia ancora della benzina e decine di scaffali vuoti senza frutta o verdura: ecco la situazione in cui si trova il Il Mezzogiorno.Grazie ad un’ondata di proteste che sta paralizzando le principali arterie stradali, il sud Italia (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Basilicata e Molise) sta attraversando ore di forte tensione. La scintilla scatenante è l’impennata dei prezzi del gasolio, arrivato a sfiorare (e in certi casi superare) i 2,30 euro al litro, unito ai ritardi nell’erogazione dei crediti d’imposta e dei contributi di sostegno pregressi dovuti alle imprese di trasporto. Per molte piccole e medie realtà commerciali, la combinazione tra rincari operativi imponenti e crediti bloccati ha reso non più sostenibile la continuità del servizio, trasformando il malcontento in blocchi e presidi permanenti.

La protesta porta a galla, tuttavia, problemi di carattere strutturale che da anni affliggono il tessuto economico del Sud Italia come la sua dipendenza dal trasporto su gomma. A differenza del Nord, dove la rete ferroviaria offre una valida alternativa, le regioni meridionali dipendono quasi interamente dai mezzi pesanti per movimentare le merci, risultando sproporzionatamente vulnerabili a qualsiasi impennata dei costi del carburante. La crisi attuale si intreccia inoltre con altre divergenze territoriali, come dimostrano le tensioni attorno ai poli industriali e alle raffinerie della Puglia, e la mancanza dell’arrivo dei rimborsi e aiuti promessi dallo Stato nei mesi scorsi. Per molte piccole imprese di camionisti, lavorare in queste condizioni significa andare in perdita: spendono più soldi per il viaggio di quanti ne incassino. Per questo motivo, non riuscendo più a pagare le spese quotidiane, hanno deciso di fermarsi e scendere in piazza. 

Ciò che paralizza è però la ripercussione delle proteste sulla vita del cittadino. I rallentamenti e i blocchi del traffico si concentrano lungo snodi strategici come il tratto autostradale tra Caserta e Salerno, gli accessi ai valichi delle principali arterie calabresi e campane, oltre che in prossimità dei varchi portuali da cui dipendono i collegamenti con le isole. Questa situazione sta determinando le prime difficoltà nell’approvvigionamento dei beni di prima necessità; infatti gli scaffali dei prodotti freschi, dell’ortofrutta e dei latticini che appaiono desertici, continuando a svuotarsi sempre di più nei supermercati. La situazione appare particolarmente critica nelle isole minori, dove il blocco delle autobotti ai depositi di rifornimento, rischia di fermare non solo i distributori locali, ma anche i collegamenti marittimi dei traghetti per l’esaurimento delle scorte di bordo necessarie alla navigazione.

Di fronte all’aggravarsi della situazione molti pensano che il governo italiano sia indifferente: è davvero così? Il Governo ha incontrato i rappresentanti dei camionisti: le istituzioni hanno promesso di sbloccare subito quasi 500 milioni di euro per pagare i rimborsi arretrati e di trovare una soluzione per regolare i prezzi dei viaggi in base al costo del carburante. Nonostante queste promesse, molti lavoratori hanno deciso di rimanere sulle strade a protestare finché non vedranno mantenuti questi accordi . 

A guardare le asfaltatissime autostrade del Mezzogiorno sbarrate dai tir, sembra quasi di rivedere l’eco dei “Fatti di Reggio” o delle vecchie proteste contadine del Novecento, quando la piazza rimaneva l’unica voce di chi si sentiva dimenticato. Lo scrittore calabrese Corrado Alvaro diceva che «la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile». Sbloccare i fondi oggi servirà a spegnere l’incendio delle prossime ore, ma se non si ricostruiscono il lavoro, i servizi e la fiducia al Sud, ogni soluzione sarà solo una pausa prima della prossima, inevitabile fiammata.

Vitiello Valentina Anna 5’E.   Foto di: la repubblica

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