L’Odissea: tra mito e cinema

L’Odissea è il secondo poema greco della storia, scritto presumibilmente da Omero, lontano nel tempo, ma ancora attuale al punto di  ispirare anche i  registi più moderni. Partendo da “L’Odissea” di Mario Camerini (1954) e dalla serie televisiva della Rai (1968), presente in alcuni film d’animazione che hanno preso ispirazione dal poema ( proprio come “SpongeBob – il film”, 2004) fino ad arrivare ad uno dei registi più importanti del cinema contemporaneo, Christopher Nolan.

Per questo adattamento dell’Odissea, Nolan ha deciso di spingersi oltre girando il film in IMAX 70mm, non in digitale ma su pellicola. La registrazione è stata resa difficoltosa dall’utilizzo di macchine da presa che potevano raggiungere i 140kg. Questa pellicola viene proiettata in cinema appositi, poiché mostra le scene con una dimensione maggiore e una grafica molto più fluida e dettagliata. Le riprese sono state fatte dal vivo, perciò il mare, tutte le isole e persino le caverne sono vere.

L’assenza di CGI (Computer Genereted Imagery) ha complicato le riprese di alcune scene: quella del ciclope, per esempio, è stata una delle più complesse da girare, poiché tutta la crew si è dovuta spostare all’interno di una caverna in modo da pilotare una marionetta di ben 18 metri di altezza, che doveva stendersi, afferrare gli attori e persino mangiarli. Il ciclope è stato doppiato da Bill Irwin, conosciuto per aver dato la voce al robot TARS nel film Interstellar, un altro capolavoro cinematografico di Nolan. Questa volta però Bill è riuscito a battere un record, poiché nel momento in cui il ciclope viene accecato, emette un grido che arriva fino a 111dB, quasi come ascoltare un concerto rock  in prima fila!

 

Un’altra scena molto impegnativa è stata sicuramente quella della Maga Circe, che è completamente diversa dal racconto del poema. Tutto inizia quando Ulisse e i suoi compagni decidono di perlustrare l’isola dove abitava la maga, Ulisse va a cercare una preda per sfamare sè e i compagni, ma i suoi uomini trovano una casetta dove abita Circe, che non è rappresentata come una donna seducente, ma bensì rozza, povera e sporca, proprio come una persona umile e indifesa. Per la legge dell’ospitalità gli uomini di Ulisse devono mangiare a casa di Circe. Nel frattempo Ulisse è riuscito a cacciare un animale, ma quando si avvicina per vederne la carcassa, questa si è trasformata in un uomo. Si torna agli uomini che mangiano voraci come belve affamate. Da qui comincia una scena assolutamente orripilante, poiché la maga, che a differenza del poema epico in cui li colpisce con una bacchetta, inizia a modellare i corpi degli uomini come se fossero argilla, trasformandoli in dei maiali. Ulisse, compreso il pericolo, corre verso la casetta di Circe, ma non gli viene affidato alcun medicinale da Ermes, poiché lui stesso capisce che il cibo è un inganno e che i suoi uomini ci sono caduti in pieno. Per girare la scena della trasformazione Nolan è ricorso a particolari protesi e animatronnica meccanica che facevano sembrare i movimenti dell’attrice fluidi e reali. Sono stati usati anche dei veri maiali!

Oltre a queste ci sono tantissime altre tecniche cinematografiche usate per le riprese del film, come per esempio quella dei Lestrigoni realizzata con trucchi ottici e controfigure di differenti altezze. Oppure Scilla e Cariddi che sono stati realizzati con dei bracci robotici per i tentacoli di Scilla e motoscafi per il vortice di Cariddi.

In cosa differisce il film dal poema? Quali sono le caratteristiche del racconto che si sono tramandate anche negli studi scolastici e che rendono subito riconoscibile alla mente il ricordo di Ulisse, ma che Nolan ha reinterpretato dal suo punto di vista?

Innanzitutto la Ninfa Calipso: lei è il motivo principale per cui Ulisse è stato così lontano da casa, eppure nel film lo aiuta a ricordare che cosa è successo in mare, facendolo disintossicare dal fiore di loto (non ci sono i Lotofagi) che gli aveva fatto mangiare durante tutti gli anni di permanenza sulla sua isola. Si salta un passaggio importantissimo dell’epica omerica che è la dipartita di Ulisse dall’isola di Calipso e l’arrivo sull’isola dei Feaci, e il racconto della guerra di Troia e delle sue avventure nei vent’anni di viaggio. Durante la scena di Polifemo, è assente tutto il dialogo tra il gigante e Ulisse,  e l’inganno dell’itacese nel farsi chiamare “Nessuno”.  Un altro chiarissmo esempio di differenza tra opera e film è il modo in cui Penelope riconosce Odisseo: la prova dell’arco rimane, ma non viene citato  “il talamo nunziale” in quanto la regina riconosce suo marito da una spilletta dorata che gli ha regalato prima che partisse per la Guerra di Troia. Anche la figura di Telamaco è messa in secondo piano: non si compie la Telemachìa, ma il suo percorso di crescita si intreccia con il ritorno del padre, dando poco valore alla sua presa in carico della consapevolezza del ruolo di principe di Itaca.

Una delle caratteristiche che manca nell’eroe greco è proprio la métis. Nel poema infatti Ulisse è un eroe che cerca di fuggire o ingannare con astuzia coloro che gli ostacolano il cammino. Nel film, l’unico momento in cui vediamo Ulisse agire con astuzia è nella costruzione del Cavallo di Troia, poi è un uomo che agisce d’impulso spesso per curiosità e desiderio, costretto a fare i conti con il trauma, la colpa e le conseguenze delle proprie scelte. Un altro tema prevalente è quello del nostos: per Ulisse il viaggio non è un semplice spostamento geografico verso Itaca, ma un viaggio di rinascita, un percorso attraverso l’ignoto e le tenebre (simboleggiate anche dalla discesa nell’Ade) per riappropriarsi della propria essenza.  L’Ulisse di Nolan rimane prigioniero della guerra. Il ritorno fisico non coincide con una vera guarigione, perciò parte con Penelope verso occidente per onorare i compagni caduti e cercare una vera pace interiore.

Per chi guarda il film dopo aver studiato l’Odissea, non deve aspettarsi una “versione fedele con qualche taglio”, ma un adattamento che sposta il senso del mito. Sapere dove e come cambia aiuta sia a godersi il film, sia a non fare banali confronti con il testo originale.

Davide De Prezzo 3F

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