Altri giovani sono spesso timidi in amore ma io ho sempre amato e se mi chiedi cosa stia facendo ancora adesso, amo.
“Molle Cupidineis nec inexpugnabile telis cor erat, et causa quae foret esset, amo. “
Ovidio, uno dei principali poeti della letteratura latina, introduce così la sua passione più grande (l’amore) dedicando il poema dell’Ars Amatoria e dei Remedia amoris all’insegnamento di quest’arte che, per lui, è compresa da pochi. Durante tutto il poema Ovidio consiglia agli uomini come conquistare le donne: come farsi desiderare o come liberarsi di un sentimento, quando diventa asfissiante. Solamente un libro è dedicato all’universo femminile, nel quale il poeta cerca di insegnare loro come attrarre gli uomini. Durante tutta la lettura del libro mi sono chiesta continuamente come risponderebbe una donna agli scritti di Ovidio. Per questo motivo ho deciso di scrivere cosa direi io.
Caro Ovidio, ho letto i tuoi versi con attenzione e anche se la tua conoscenza dell’amore è evidente, mi chiedo se tu abbia davvero capito chi avevi di fronte. Pensi davvero che alle ragazze piaccia che il proprio uomo menta loro e che, soprattutto, non lo scoprano mai?
“Nec timide promitte: trahunt promissa puellas ” (Non trattenerti nel promettere le promesse attraggono le ragazze)
“Promittas facito; quid enim promittere laedit? / Pollicitis dives quilibet esse potest” (Fà in modo di promettere; cosa c’è infatti di male nel promettere? Con le promesse chiunque può essere ricco)
La verità ha un modo tutto suo di venire fuori, Ovidio. Basta un silenzio di troppo, uno sguardo che evita il tuo, o un insignificante dettaglio fuoriposto. In quell’istante, tutto il castello di carte delle tue promesse crolla, e ti ritrovi da solo, con la tua ‘conquista’ che si è trasformata in cenere.
Pensi davvero che a curarsi debba essere solo la donna?
“Forma viros neglecta decet.” (Ai maschi non si addice un aspetto troppo curato)
Personalmente non potrei mai sopportare l’idea di stare con un ragazzo che confonde la trascuratezza con il fascino facendo la doccia quando capita, o che si cambia gli abiti che indossa solo in eventi rari. E credi davvero che ogni difetto vada nascosto?
“Rara tamen tanta est quae nulla parte requirat quaecumque est, vitium corporis abde tui.” (Rara tuttavia è colei che non abbia difetti in nessuna parte; qualunque esso sia, nascondi il difetto del tuo corpo).
Pensa a Marilyn Monroe, anche se nella Roma del I secolo d.c. non è un nome conosciuto, nei miei anni è diventata famosa anche grazie al neo che aveva sul volto. Alla fine, forse, sono proprio le nostre imperfezioni a renderci unici. Ma ciò che più mi ha colpito è come tu, maestro di quest’arte, creda che l’amore possa essere programmato a tavolino. Se ogni gesto è studiato, non è più l’arte di amare, è l’arte di recitare. Se si passa il tempo a calcolare l’inclinazione della testa quando ridi per sembrare attraenti, a piangere a comando o a pianificare la camminata perfetta, non resta spazio per la spontaneità. Eppure è proprio questa la caratteristica che ci fa innamorare; se così non fosse a quest’ora saremmo tutti fidanzati con dei robot. Devo ammettere, però, che non sbagli proprio su tutto, infatti ho apprezzato il tuo pensiero sull’importanza della discrezione.
“ Et, ne desint qui digito monstrentur, in omne praecipitant nomen fabula quaque lupanar. “ (E affinché non manchino donne da indicare con il dito, non appena se n’è sfiorata una, la si trasforma subito in oggetto di chiacchiere infamante.)
Oggi è difficile incontrare ragazzi che non si vantino con gli amici delle loro mille conquiste, o che non fingano di essere stati con te solo per pavoneggiarsi, quando in realtà tu non hai idea di chi siano. Sui giornali, purtroppo, si legge spesso di donne che perdono il posto di lavoro perché colleghi rifiutati mentono sulla loro reputazione: non potendo possedere i loro corpi, credono erroneamente di poter infangare i loro nomi. Mi hai convinto anche quando parli del rispetto, che un uomo deve avere per la propria donna, anche se ormai la relazione è finita. In fondo un legame si basa sulla stima reciproca, che deve essere evidente durante la relazione, ma soprattutto dopo la sua conclusione.
“ Odisse vereceptam turpe virum puellam, feris ea convenit actis. ” (E’ sbagliato provare odio per la donna che si è amata, questa conclusione va bene per gli animi feroci. )
In verità, mi ha colpito maggiormente quando riconosci che, nonostante tutti i tuoi stratagemmi per sfuggire all’amore e non soffrire, questo sia un evento inevitabile. Le frecce di Cupido colpiranno tutti, esattamente come hanno catturato te. Ho sempre pensato all’amore come a un tiro alla fune, in cui entrambe le estremità vengono tirate contemporaneamente. Ognuno cerca di vincere, di tirare più forte, perché l’idea di arrenderci all’altro ci spaventa; perciò cerchiamo di dettare noi le regole della relazione così da non uscirne sconfitti. Forse, però, la vera vittoria la otteniamo proprio quando accettiamo di cedere, quando decidiamo di amare qualcuno anche se ci terrorizza. Invece di fuggire lontano, rimaniamo e lottiamo, perché l’idea di perdere quella persona è peggiore del rischio di soffrire. Se mai potessi rispondere Ovidio, probabilmente mi chiederesti se ho mai amato qualcuno in questo modo. Forse ti direi che ho solo diciassette anni e che mi spaventa l’idea di innamorarmi così perdutamente di qualcuno: e se lo perdessi? Se mi lasciasse? Se non mi amasse quanto lo amo io? O forse ti risponderei che ho già trovato qualcuno che mi ami così e che Cupido, alla fine, ha catturato anche me.
Vitiello Valentina



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