Un arco in un flicorno: intervista a Paolo Fresu e Giovanni Sollima

Io e il mio compagno Adriano abbiamo condiviso il palchetto con due tedeschi che dormivano, una donna che continuava a rispondere al telefono e un uomo che sgranocchiava cracker. Nonostante ciò, il concerto di due dei volti più noti della scena musicale internazionale, il trombettista Paolo Fresu e il violoncellista Giovanni Sollima, è stato molto più che un’esibizione ben fatta; è stata un’esperienza. Di sicuro per noi. Si, perché la musica era così avvolgente da cancellare tutto ciò che ci circondava. Questo evento si è tenuto domenica 17 maggio al Teatro Regio di Parma, dove questo inusuale duo di strumenti ha creato un vero e proprio viaggio sonoro tra musica barocca, contemporanea, jazz e melodie popolari. Paolo Fresu ha suonato le melodie da lui composte per il concerto a Kiev contro la guerra del 2025, e Giovanni Sollima ha usato un violoncello costruito solo con legno delle barche dei migranti grazie al suo progetto Violoncello del mare. Insomma, non sono solo grandi musicisti, ma anche uomini dal valore immenso. Per di più, due persone simpaticissime! Lo abbiamo percepito parlando con loro e osservandoli sul palco, dove ogni tanto si facevano qualche scherzo, come ricorrersi in platea e inserire l’archetto nel flicorno. Dopo il concerto alcuni membri della Società dei Concerti ha condotto me, e altri compagni di corso all’entrata artisti del teatro, dove siamo riusciti a parlare con i musicisti. Siete pronti a conoscere veramente due delle menti più brillanti della musica di oggi? 

 

Il primo a concederci del tempo è Giovanni Sollima con l’aria divertita ci ha regalato perle di umanità nonostante l’ansia di un tempo estremamente tiranno.

Salve!

Salve

Sì, siamo… Scusi, ho chiamato l’organizzazione perché siamo del magazine del liceo musicale.

Ok.

E se è possibile fare qualche domanda velocissima?

Sì.

Altrimenti ci hanno detto che massimo possiamo farla telefonicamente.

Sì, è anche difficile. Però, quante domande sono, aspettami? Guarda, faccio una cosa, va bene adesso. Devo solo appoggiare questi. 

Certamente, grazie mille.

Non sapevo proprio nulla, però. Guardo la mappa perché non so dove andare, l’hotel è a 70 metri in teoria. Ok, ci sono ho capito. 

Grazie mille allora. Prima cosa che ci interessa, anche proprio per interesse personale, è come…

Tu stai registrando?

Sì. Possiamo?

Sì, certo, sì, sì. Sono abbastanza easy in questa cosa.

Prima cosa che ci interessa, proprio partendo dall’inizio delle basi, come si è avvicinata la musica e quanto il luogo in cui è cresciuto l’ha influenzata. 

Allora, voi siete musicisti?

Sì.

Ok, violoncello?

No.

Ok, va bene. Allora, nella musica ci sono nato. Si faceva musica da 100 anni, no, ancora prima il violoncello c’era già. Nella musica ci sono nato e ho trovato in qualche modo tutto settato; quindi, non ricordo manco come imparato a leggerla. Però in realtà, poi… qual è l’altra parte della domanda?

Quanto il luogo in cui è cresciuto, Palermo in sé, l’abbia influenzata.

Beh, in realtà poi… io mi sono diplomato a 16 anni e mezzo in conservatorio, e facevo il liceo e continuavo a farlo dalla Germania privatamente. Quindi, cioè io sono andato via dall’Italia. Però, sì, Palermo mi ha influenzato sotto diversi aspetti. La reattività, quindi l’essere presenti in una realtà in generale non facile, non è mai facile. E quindi cosa fai? Puoi decidere: o reagire, o soccombere, o sviluppare una forma di creatività, o fuggire. Io ho fatto tutte e quattro, diciamo, le esperienze. Quindi adesso, insomma, mi è servito molto. Sul piano creativo linguistico-musicale sicuramente aiuta molto, è un luogo in cui sono percepisci la presenza di tante radici, di tanta storia, ok? Nel bene e nel male.

Una cosa che abbiamo percepito, sicuramente molto bella e, che ha ribadito in altre interviste è che desidera avvicinare il violoncello, anche ai non musicisti, cosa la porta a volere… [non riesco a terminare la domanda Ndr]

Me lo porto proprio in spiaggia.

Qual è un luogo in cui lei vorrebbe suonare per dimostrare che la musica può superare i confini sociali?

Ma la musica supera i confini sociali. Tutte le limitazioni sono causate dal genere umano. La musica è un’entità invisibile, però ti prende, ti avvolge, e ha tutto. Siamo noi sbagliati. Come avvicinare? Basta tendere l’orecchio, basta capire che la musica può arrivare, non è altro che la superficie di una lingua o di un dialetto. Quindi, è solo il genere umano che distrugge questo, per il resto è un equilibrio perfetto.

Come mai ha iniziato il progetto Violoncello del mare? Cosa desidera più che altro trasmettere con tutto questo?

Non so neanche se sia un progetto. È un sentire, è un percepire qualcosa. È un essere presente in una situazione, un aspetto controverso che i governi riescono o non vogliono affrontare sul serio. Venendo da quello che è una linea di confine in cui c’è il mare, che è di tutti, lo so lo percepisco cosa vuol dire sognare e cercare una vita migliore. Per cui questo è un argomento importante, e questo strumento lo sublima, come se avessi milioni di voci dentro, Bene, bene, quante domande hai? Oh, aiuto! 

Eh.. la ringraziamo.

No, no tranquilli. 

Un’altra cosa, per nostra curiosità, giusto che studiamo al liceo musicale; se ci vuole dire qualcosa sul suo rapporto che hai avuto con Yo-Yo Ma, Abbado e Muti. 

Beh, sono ovviamente delle cose che hanno che fare con la mia formazione, Abbado, soprattutto. Muti è una straordinaria persona e uno studioso incredibile. È quindi uno che approfondisce senza congelare nulla. Yo-Yo Ma mi ha fatto anche da mentore, soprattutto nei primi tempi. Mi seguiva nelle scorribande impossibili che facevo! Tipo quando mi piaceva il metal… 

A proposito di generi, comunque riguardo i suoi gusti: Se lei dovesse partire per un’isola deserta e dovesse portare solo tre brani oppure tre album, quali sceglierebbe?

Apetta, mi porto… uno dei primi album di Bjork. 

Sì, davvero?

Sì, come no. E poi mi piace anche moltissimo questa Rosalía, strepitosa.

Davvero?

Sì! Perché me lo dici meravigliata?

È bello quello che ha fatto con la London Symphony.

Strepitoso, veramente top. Questi due, devo dire un terzo.

Sì.

Mi porto, non so quale esecuzione. Deve essere un disco o anche una partitura?

Ah, quello che vuole. 

Il facsimile dei brandeburghesi di Bach. 

Grazie.

Grazie mille.

Ad un certo punto, raggiunge il maestro un altro grande maestro del jazz contemporaneo: Paolo Fresu. Nonostante la fretta ci concede qualche scambio di battute che ci è parso doveroso trasmettervi. [Ndr]

Salve!

Sì, ciao.

Siamo nel giornale del liceo musicale. Possiamo fare qualche domanda?

Veloce.

Velocissimamente. È proprio una cosa che ci interessa a livello umano. Viene spesso detto, e anche lei ha ammesso talvolta che la musica e la sua personalità siano malinconiche. Per lei, che cosa rappresenta la sua malinconia? La musica per lei è più un antidoto o un modo per esprimerlo?

Tutte due, un antidoto ed è un modo per esprimerlo. C’è un po’ di malinconia, ma non è ovviamente tristezza, al contrario. C’è anche molta felicità. È semplicemente una modalità per respirare il mondo. Quindi, però, la musica è importantissima, quindi può essere antidoto, risoluzione, domanda, risposta.

Sempre un’altra: Chet Baker è uno dei miei artisti preferiti ed è noto che lei lo ammiri. Qual è la cosa che ammira più di lui e se dovessi consigliarmi un suo brano che a lei piace in particolare quale sarebbe e perché? 

Beh, uno sarebbe sicuramente My funny valentine. Perché è un po’ il suo inno di battaglia e anche il suo incubo: l’ha registrato in mille modi diversi. Apprezzo di lui il lirismo, la parte romantica, la melodia, anche il suo suonare indietro sul tempo, il suo uomo, ovviamente. Quindi sono presso tutto, diciamo.

Grazie, grazie.

Grazie a voi.

Salutiamo così, ancora con l’aria incredula di chi ha la consapevolezza di aver incontrato due grandi della musica; con le mani ancora tremolanti e gli occhi colmi di bellezza. Siamo musicisti, certo ma consci che la strada della musica è una via lunga; puoi divertirti suonando degli andanti ma talvolta dovrai far fronte a dei moderati insostenibili. E questi maestri non sono altro che chiavi del pentagramma pronti a dare un senso al nostro divenire.

 

 Di Gaia Ossimprandi 1M 

Le foto ci sono gentilmente concesse dalla Società dei Concerti

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