Detto proprio sinceramente Chiamami adulto è un saggio scomodo. E lo è proprio per noi adulti chiamati in causa e messi in modo implacabile davanti alle nostre fragilità e incoerenze, di fronte alla nostra “dissociazione”. Chi desidera un libro di regole semplici e universalmente valide (lo smartphone dopo i 12 ….ah no meglio dopo i 16…., i videogiochi no: scatenano la violenza, la musica trap no: veicola contenuti sessisti, sì invece alla cena tutti insieme, al nuoto, allo sport) non legga questo libro perchè non c’è una sola indicazione pratica e rassicurante.
Questo è un libro di domande difficili.
Ne metto in fila solo due: perchè pretendiamo nell’infanzia che i nostri figli si fidino di noi promettendo di essere per loro gli adulti che li sapranno capire e pensare in ogni momento e poi a 14 anni arrivati alla soglia delle superiori, ci sentiamo in dovere di mettere norme, regole e paletti perchè è il momento di imparare che la vita è sacrificio e la dedizione?
Oppure ancora: perché fin dal nido li avviamo ad una vita di relazioni intense, di esperienze anche precoci dei (pigiama party, il corso di arte, il circo…) e alle soglie dell’adolescenza chiediamo ai nostri ragazzi uno studio attento e approfondito chiusi nella cameretta, esperienza, come tutti sappiamo, solitaria, frustrante e noiosa, forse impossibile per chi non è mai stato preparato?
C’è in questo saggio la storia di un “patto” tradito e disatteso che lascia gli adolescenti frastornati e delusi. C’è la presentazione impietosa di un mondo di adulti dissociati che vietano e condannano lo smartphone dopo aver passato anni a filmare, fotografare, postare, rilanciare davanti agli occhi dei propri figli.
Matteo Lancini, psicoterapeuta del centro Il Minotauro di Milano, offre come unica via d’uscita un sentiero in salita, abbastanza impervio: creare una relazione autentica, stare e non fare, accettare e accogliere le emozioni scomode e difficili senza censurarle o banalizzarle con frasi tipo “Coraggio che poi passa”, “Cosa vuoi che sia un po’ di ansia?” fino al sempre attuale “Quando andavo a scuola io…”.
Prima di dare consigli è necessario sintonizzarsi in profondità con l’altro, sentire il suo dolore. Perchè un dolore che non viene condiviso e mentalizzato diventa un agito, diventa cioè un’azione pericolosa distruttiva o autodistruttiva; purtroppo, dati alla mano, l’autore ci dimostra che siamo davanti ad un dolore senza precedenti, di una qualità diversa rispetto a quello alle generazioni passate.
La buona notizia è che possiamo cambiare paradigma, possiamo capire meglio, cambiare modo di agire; come scrive l’autore, di fronte a questo dolore “possiamo stare. Stiamo. Stiamo fermi, stiamo in ascolto, attenti, concentrati, scomodi, con la sensazione di avere appena ricevuto un pugno nello stomaco, ma stiamo”.
Prof.ssa F. Pelosi
Matteo Lancini, Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti, Raffaello Cortina Editore, Euro 16
Per approfondire:
Festival della Mente 2024 – Matteo Lancini
https://www.youtube.com/watch?v=WKHWmYzm5V8
Nuovo regime adulto: liberi di fare, non di essere | Matteo Lancini | TEDxMilano
https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=RnaM3dbPFVM&ab_channel=TEDxTalks






