Viaggio a Tromsø

Atterrare a Tromsø nel cuore di febbraio è come scivolare nella tavolozza di un pittore che fonde tra di loro vari colori e dove il confine tra il giorno e la notte è un concetto puramente teorico. Una penombra avvolge ogni cosa mentre la luce solare resta timidamente al di sotto dell’orizzonte.

La città ci accoglie con il calore delle sue saune fumanti affacciate sul ghiaccio e dell’architettura scandinava così trasparente, fatta di case dalle enormi vetrate che sembrano voler catturare ogni minimo fascio di luce; su ogni davanzale infatti brilla una luce accesa, un rito silenzioso chiamato “koselig” che serve a dichiarare che la vita pulsa anche nel gelo, un segnale di benvenuto per i viandanti e un modo per scacciare l’oscurità invernale. 

Qui il tempo segue ritmi antichi, quelli del popolo Sami, custodi di una cultura millenaria legata alla terra e protetti da leggi uniche, come quella che permette alle renne di pascolare in totale libertà, padrone assolute di un paesaggio dove l’uomo è solo un ospite rispettoso. 

Il nostro primo giorno comincia verso il labirinto dei fiordi norvegesi, gigantesche distese innevate che affondano in acque color petrolio; sappiamo che in altre stagioni queste baie ospitano il passaggio delle balene, e anche se oggi l’oceano resta silenzioso, la loro assenza non toglie nulla alla bellezza del luogo.

Successivamente ci fermiamo per una piccola merenda in una casetta di legno che profuma di resina, gustando un delizioso salmone fresco che si scioglie in bocca, prima di addentrarci ancora tra le pareti scoscese che riflettono il cielo perennemente crepuscolare. 

Il pranzo è stata un’esperienza quasi primordiale sulla riva dell’oceano, con le acque artiche che si infrangono contro i sassi mentre chi si sente coraggioso, sfida ogni logica termica, e decide di tuffarsi per un bagno fulmineo tra i ghiacci; intorno a un grande falò poi, tra musica locale e marshmallow arrostiti, assaggiamo i sapori forti di questa terra: altro salmone, carne di renna, alce e balena, in un banchetto che sa di condivisione e connessione col passato. 

Proseguendo infine il tour incontriamo le iconiche casette rosse dei pescatori che punteggiano la costa come piccoli rubini nel grigio della roccia, evocando anche le antiche leggende dei troll che abitano queste terre e che, si dice, si pietrificano al primo raggio di sole trasformandosi nelle montagne stesse che stiamo ammirando.

Il secondo giorno, invece, si apre con la visita alla Porta dell’Artico, un punto panoramico da cui ammirare la città, il luogo ideale per immortalare con qualche foto il paesaggio.

Proseguendo però ci dirigiamo subito all’insegna in un’altra avventura, il dog sledding: correre sulla slitta trainata dagli husky è un’esplosione di adrenalina, interrotta solo dal respiro dei cani e dallo scricchiolio degli scarponi sulla neve fresca, seguita da un momento di dolci coccole con i cuccioli e un pranzo tradizionale Sami a base di stufato di renna e un tè aromatico preparato con erbe aromatiche locali che riscalda l’anima.

Dopodiché facciamo ritorno in città per ammirare le linee geometriche e audaci della splendida Cattedrale Artica. Ci concediamo anche una cena veloce nel McDonald’s più a nord del mondo,un piccolo record raggiunto che ci permette di ingannare un pò il tempo giusto prima della grande attesa. 

Alle nove di sera infatti partiamo con i tour organizzati verso il buio totale, lontano dalle luci cittadine, finché il cielo non decide di accendersi: l’aurora boreale appare sopra di noi come un nastro di seta verde che danza tra le stelle. 

 

Mentre le guide ci spiegano la fisica del fenomeno, raccontandoci di come l’interazione tra particelle solari e gas atmosferici crei sfumature che vanno dal viola al verde, restiamo ipnotizzati intorno al fuoco ad ascoltare le leggende Sami; per loro quelle luci non erano solo scienza, ma i riflessi delle anime dei defunti, o forse il guizzo della coda di una volpe artica che correndo sulle colline scaglia scintille nel cielo, o ancora un presagio da rispettare in silenzio assoluto per non attirare la sfortuna.

In quel bagliore smeraldo, tra scienza e mito, Tromsø ci ha regalato il suo segreto più prezioso: la bellezza fiorisce anche dove regna l’oscurità.

Serena Cavazzini

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