Le proteste in Francia (spiegate facile)

Lo “spirito francese” non è nuovo alle proteste: basta pensare alla Rivoluzione di fine ‘700  o al maggio del ‘68 che diede il là ad uno degli scioperi generale più grandi di sempre;  quelle che in questi giorni stanno tempestando il Paese dei Lumi non temono il confronto con quelle dei secoli scorsi. Volete sapere da  dove hanno avuto origine?

Tutto ha inizio nei giorni tra il 15 e il 20 settembre nel liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia sud-est di Parigi. I motivi di questa manifestazione sono molti, e forse non sono così estranei ai motivi delle proteste nella nostra penisola. Il più importante, e quello che è la vera e propria goccia che ha fatto traboccare il vaso, è la grave mancanza di infermieri e insegnanti di sostegno nell’istituto. Questo problema non è isolato al Saint-Exupéry, ma è una piaga presente in tutta Francia e ciò porta a due enormi mancanze nel sistema: il sovraffollamento delle classi, che in media superano i 35 studenti, e moltissimi buchi nel monte ore, che sfiorano il 10% del totale (il 7,5% è proprio dovuto alle mancanze del personale). E molte altre motivazioni seguono: molti edifici sono fatiscenti ( a Parigi uno su cinque è in condizioni gravi, infestati da animali), nei prefabbricati posti come sostituto ad essi il riscaldamento ed i climatizzatori non vanno, con temperature che oscillano dai 10 gradi in inverno ai 40 in estate. Inoltre c’è una grande disparità tra gli istituti di periferia, senza fondi, e quelli del centro città, spesso privati, specialmente a Parigi. 

 

La protesta si è espansa a macchia d’olio in tutta la Francia a partire da lunedì 21 settembre fino a giungere al 1 ottobre, giorno in cui è stato dichiarato lo sciopero generale del settore pubblico, dovuto alla presentazione del progetto di bilancio del 2027 che ha congelato i salari dei dipendenti pubblici per abbassare il deficit e versato 6,4 miliardi per il riarmo. Oltre alle scuole superiori pubbliche, anche quelle private sono scese nelle piazze a testimoniare la propria solidarietà, allo stesso modo di moltissimi atenei, oltre che ai vigili del fuoco ed ai Gilet Gialli. 

Le promesse politiche arrivate in questi giorni consistono in due bonus da 178 euro per un diploma tecnico conseguibile dopo le superiori e 270 euro per i corsi preparatori agli esami d’ammissione dei licei più prestigiosi di Francia, e inoltre assemblee nelle quali vengano analizzati i problemi e vengano create proposte di legge che il governo si impegna ad ascoltare; i protestanti, che hanno promesso di non fermarsi, le considerano promesse insufficienti e tardive. 

Le proteste sono presto sfociate, come spesso accade, in eccessi e violenze, che si sono consumati in tutta la Francia, anche con la tattica dei Black Bloc: ci sono state aggressioni a professori e personale scolastico, ad agenti e pompieri, e la follia non ha risparmiato edifici e cose, da Parigi a Lione decine di negozi sono stati svaligiati, e a Nantes è stato bruciato il liceo Nelson Mandela, mentre a Marsiglia sono stati posti al rogo un camion dei vigili del fuoco ed un autobus. In tutto questo il governo ha schierato un immane numero di forze dell’ordine, specialmente quelle antisommossa, e questo ha portato ad un clima di guerriglia urbana, causando moltissimi feriti da entrambi i lati. 

Gli agenti feriti superano i 700, i membri del personale scolastico raggiungono i 150 e gli studenti arrivano oltre i 260, dei quali molti gravi, infatti due ragazzi hanno perso un occhio, un altro una mano ed ha una ragazza ha avuto la mascella rotta da un colpo sparato da un lancia fumogeni della polizia. Le manifestazioni hanno anche dato un via ad uno scontro aperto nella politica; il governo Macron il si trova tra l’incudine dell’estrema sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon e il suo partito “La France Insoumise” e il martello dell’altrettanto estrema destra di “Rassemblement National” di Marine Le Pen, dove i primi spingono per rivolte ancora più imponenti e violente, mentre i secondi vogliono reprimere ogni manifestazione con la forza. L’estrema sinistra accusa la polizia francese di violenza eccessiva, il governo risponde dicendo che in situazioni così drastiche e gravi è da aspettarsi una risposta adeguata e la polizia indaga su oltre 60 casi gravi, per valutare le eventuali colpe dei singoli poliziotti, mentre il sindaco di Saint-Denis, comune appartenente all’area metropolitana parigina, Bally Bagayoko, è stato denunciato dal prefetto di Parigi per incitazione alla violenza. Aveva affermato che la manifestazione era una risposta naturale e comprensibile ai problemi dei giovani francesi; inoltre in rete giravano video – decontestualizzati – nei quali maneggiava cassonetti incendiati. 

La destra attacca il primo cittadino, molto vicino a Mélenchon, che però, dicendo che i “fatti sono testardi” condivide altri video, con il giusto contesto, nei quali egli è intento a separare studenti e poliziotti e cercare di limitare i danni, tentando di spegnere cassonetti in fiamme e allontanandoli da punti sensibili.

Nicolo Bertani

foto dalla rete

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