Borguitar Festival, intervista alla Liutaia Giulia Lovati

Con questa intervista alla liutaia Giulia Lovati si conclude il nostro percorso al Borguitar Festival, alla scoperta di figure capaci di raccontare il mondo musicale. Lovati ci pone davanti a una domanda semplice ma a cui pochi sanno rispondere: chi è un liutaio? In questa intervista ce lo svela in tutte le sfaccettature del mestiere. Tra pregiudizi, discriminazione femminile e aneddoti di crescita personale, è stata una chiacchierata tutta al femminile quella che io due compagne del Borguitar abbiamo avuto con la liutaia. Intervistarla è stato piacevole, essendo lei una giovane donna che parla a noi ragazzi in modo spontaneo e onesto. Abbandoniamo per un giorno i chitarristi per conoscere chi rende possibile farci studiare e suonare lo strumento che amiamo! Fare il liutaio è ancora in voga e più giovanile di quanto possiate pensare. 

 

Allora, la prima cosa che mi ha interessato molto è stata quando hai detto: “Io sono laureata in chimica, volevo fare la chimica ma sentivo che mi mancava qualcosa”.  È stato molto bello. Se vuoi dirci qualcosa su questo fatto, cioè che le arti sono quello che ci serve e che c’è tanta gente che le “snobba”, ma danno davvero un senso alla nostra vita. 

Sì, allora, partendo ancora da prima, io quando ero alle medie e dovevo scegliere quale liceo fare, ero indecisa tra scientifico e artistico, e poi proprio ho scelto lo scientifico, pensando: “tanto a disegnare o a dipingere, fare arte, posso farlo da sola come hobby”. Ovviamente poi non l’ho mai più fatto, sto riprendendo adesso dipingere, dopo 15 anni, di più anzi. E, comunque, la chimica era davvero la mia passione, tutt’ ora mi piace e mi sono sempre detta che avrei fatto quella nella vita, quello ho fatto, mi piaceva anche, studiare tutto è stato bello, lavorare non era neanche male, però era proprio la parte creativa che mi mancava, perché comunque era un lavoro abbastanza monotono, diciamo. Dopo sei mesi, mi ero detta: “io voglio fare questo per tutta la vita?”

Bello, deve essere anche un bel messaggio per dire di non fare una cosa solo perché può sembrare più conveniente di… [Non riesco a terminare la frase NdR]

Sì, e anche soprattutto, non fossilizziamoci su una cosa pensando che non si può cambiare perché troppo tardi, siamo troppo vecchi… Tu hai sempre tempo per fare tutto.

 Si, è sempre giusto perseguire quello che ci piace. 

E poi non c’è un percorso preciso che bisogna seguire tutte le tappe negli anni giusti.

E l’hai detto anche tu poi, riguardo il cambiamento di gusti, prima eri più verso l’elettrico e ora sei sul classico. 

Vero, è una cosa che non avrei mai pensato possibile. Invece…

Bilanci ancora questa tua parte più rock con la parte classica?

Bilancio nel senso che porto tutte le due. Nella vita privata c’è la parte rock, in quella lavorativa c’è la parte classica.

Team Humbucker or Single Coil?

Single Coil.

Prima parlavi del tuo tirocinio con Ennio Giovannetti. Qual è la lezione più importante che ti ha dato? Sia a livello lavorativo, ma anche una lezione di vita, se magari…

Partiamo sicuramente dalla lezione di vita, che è non sminuirmi e credere in me stessa e nelle mie capacità nel mio lavoro, che veramente ogni tanto me lo ripete ancora. Cioè, me lo deve sempre ripetere questa una lezione. Perché tendo sempre a dire: “no, però gli altri fanno questo, però l’altro è più bravo”. Non mi sento mai arrivata dappertutto. E lui invece dice di prima di tutto seguire il mio percorso e paragonarmi alla me stessa di prima, che poi, comunque, mi spinge tanto, mi dà autostima, ecco, quella che non ho da sola, mi aiuta lui. Mentre, no, sul campo pratico mi ha insegnato… tutto. Cioè, come costruire una chitarra, praticamente, dall’ inizio alla fine. Ma, infatti, senza di lui non sarei qui oggi.

C’è qualcosa che fai per gestire il paragone con gli altri, perché a parte nel campo del liutaio è una cosa che capita a tutti in qualsiasi campo della vita. Magari, com’ è cambiato questa cosa rispetto a quando eri giovane, ora? [realizzo in quel momento di averle detto che non è più giovane, NdR] No, no. È venuta male!

In che senso?! (ridendo)

Venuta male, perfetto, venuta male. Intendo quando eri ragazza…

La vostra età. No, allora. Cioè, domanda interessante. Perché sono sempre stata molto timida e insicura; un po’ crescendo è andato via da solo, diciamo. Nel senso che proprio in qualsiasi campo ho smesso di pensare agli altri. Cioè, penso che sia un po’ anche colpa della scuola, nel senso che a scuola sei sempre con i tuoi coetanei. Sei per forza, paragonata, anche solo nei voti. Invece poi ognuno si fa la sua vita. Io non vedevo l’ora di uscire dalla scuola, infatti è stato molto meglio dopo. È proprio totalmente diverso. Cioè, scherzi a parte, quando ho i miei momenti di debolezza, di solito cerco di pensare per me. Diciamo che sono in fase di miglioramento.

È un percorso.

Sì, è sempre in evoluzione, in evoluzione.

Dicevi prima che tante persone, non in materia musicale, non sanno cosa sia un liutaio. Quali sono gli spropositi peggiori che ti hanno detto quando ti chiedono che cosa fai?

Allora, no, devo dire questa, anche se non è capitato a me ma a un mio professore della scuola di liuteria. Ha detto a qualcuno che faceva il liutaio, e quell’altra persona aveva capito il iutaio, pensava facesse i sacchi di iuta! 

Veniamo interrotte da un cliente che vuole provare le chitarre della nostra interlocutrice. Questo imprevisto ci permette di ascoltare il suono degli strumenti di Lovati e veniamo incuriosite a tal punto da voler provare le chitarre noi stesse. 

Perfetto. Eravamo ai sacchi di Iuta.

Esatto, il… il cliente. No, a me di solito dicono: Che? Cosa fai? 

Ecco, è un campo in cui ci sono tante donne, o è comunque un mondo abbastanza maschile ed è un po’ dura a volte?

È dura, ed è assolutamente maschile. Non direi che è dura perché sono una donna, però ed esempio mi è capitato un fatto a Roma Expo, non so se avete presente. È la mostra di liuteria penso più importante d’Italia. Ci sono questi 30 liutai che espongono.  Di solito i liutai si portano magari l’assistente, la moglie, per lì, e comunque per qualcuno che li aiuta, no? Sì, perché magari ci sono da sistemare le chitarre, c’è tanta gente, eccetera. Io ero lì con Enrico Bottelli, che era il mio vecchio maestro, e gli altri due che lavoravano nel suo laboratorio insomma.  E a me, ovviamente, solo a me, hanno chiesto se fossi la figlia di Bottelli. Dico, a nessun altro ragazzo chiedi se è il figlio del liutaio? Quindi, perché io se sono una donna devi chiedermi se sono la figlia?

Sì, sì. No, però è bello il fatto che c’è tu proprio lavori da sola con una tua attività, per dire che non è mondo maschile e basta.

Ci sono poche donne, però ultimamente anche dalla scuola stanno uscendo un po’ di ragazze.

Bene, è una cosa bella. Quindi, sì, sempre riguardo alle persone esterne, diciamo. Secondo te, come si potrebbe avvicinare più gente alla liuteria? Non per forza per farli diventare liutai, ma per farli un po’ conoscere questo mondo e magari apprezzarlo.

È veramente difficile, secondo me. Perché vedo con alcuni miei amici chitarristi elettrici che proprio non capiscono, nonostante suonino da anni e abbiano chitarre Gibson, Fender da 1.000, 2.000 euro. Non capiscono il lavoro che c’è dietro una chitarra di liuteria, per cui se io dico che la mia chitarra costa 3.500 euro, che comunque è poco per una chitarra di liuteria, a loro sembra una cifra esorbitante. Quindi, questi sono già chitarristi…

Non capiscono il prezzo legato al lavoro dici?

Esatto. Non capiscono che non è come una chitarra a custom shop, Fender, per dire, che pensano sia il top del top. È una chitarra classica di liuteria. Cioè, ci sta anche se costa 10.000 euro.

Ci sono persone che non sanno tanto di liuteria, ma vanno comunque a spendere tantissimi soldi, in strumenti elettrici, che poi non hanno quel gran valore, in fondo. 

È vero. Perché anche lì vale tanto il nome. Anche sulle nostre. A una certa, anche il nome ti aiuta. Poi ovviamente uno si fa il nome perché è bravo, di solito. Però, non lo so, ho visto questa difficoltà. Cioè, non so se ritengono uno strumento classico, diciamo, peggiore. 

Non interessante, dici?

Sì, o non degno, per cui devono prendere per tanti soldi. O proprio non capiscono il valore del lavoro che c’è dietro. Quanto prende il liutaio all’ora e tutto il lavoro e le ore che effettivamente ci si mette a fare una chitarra.

No, peccato, perché, davvero, a volte c’è una cultura di massa su queste cose, che è imbarazzante. 

Sì. Ma vedo anche che in Italia è un po’ diverso. 

Tu come vorresti lasciare un segno? Cosa cerchi di trasmettere con il tuo lavoro, la tua passione?

Domanda difficile. Non mi interessa essere ricordata nei secoli dei secoli…

Amen!

In questo senso sono più materiale. Mi interessa la mia soddisfazione momentanea di dire che quella chitarra l’ho fatta io ed è bella esteticamente, e suona bene… Non voglio diventare famosa o che il chitarrista internazionale super celebre suoni la mia chitarra.

Cosa ne pensi del fatto che questo sia un lavoro -o almeno io lo definirei così- molto meditativo? Perché è un mestiere in cui ci si spende ore e richiede tanta attenzione ai dettagli.

Allora sì e no. All’inizio era molto meditativo per me perché avevo quasi l’ansia di iniziare se non era già tutto perfetto e programmato; poi ho capito che è meglio fare di pensare e l’ansia va via se inizi da qualche parte e man mano escono le case. Fai un po’ di progettazione e un po’ di realizzazione. 

Quanto conta l’estetica per le persone che comprano i tuoi strumenti?

Devo dire che fino adesso non tanto. Ho visto più gente che fa attenzione al suono, magari dicono che la rosetta è carina ma non interessa loro più di tanto. Meglio così ma a me comunque piace farle!

È difficile per te lasciare uno strumento un’altra persona dopo che dai te stessa per farlo e dopo così tante ore di lavoro?

Assolutamente! Ad esempio, una chitarra che ho dato a un rivenditore mi piaceva così tanto di estetica -ma suonava anche bene sia chiaro- che l’avrei voluta io. Mi è dispiaciuto davvero tanto. Tipo questa [si riferisce a una delle due chitarre esposte per la sua mostra di liuteria al Borguitar, NdR] è stata la mia prima chitarra; quindi, per molto tempo non volevo venderla ma tenerla per me per ricordo.

Di abete?

Si, tavola in abete del ’94, più vecchia di me! Fondo e fasce in palissandro indiano.

C’è un legno che ti “parla” di più?

Per ora ho usato nelle mie solo palissandro indiano e acero perché sono i legni che costano meno per venderla a questo prezzo. C’è il satin wood, che è tipo dorato e mi piace un sacco da guardare e il suono, per costa troppo e non posso venderla a 3000 euro una chitarra in quel legno. Aspetto di alzare un po’ i prezzi!

Stavamo parlando prima del fatto che prendi ispirazione da Torres. Come bilanci la tradizione spagnola con le esigenze dei concertisti di oggi che richiedono potenza per stare sul palco?

Prevalentemente cerco di fare chitarre che piacciono a me, altrimenti cosa le faccio a fare? Se a uno piace la prende, altrimenti no, dipende da cosa cerca un chitarrista. 

Torniamo al discorso delle persone che hanno informazioni contate su questo mondo. Tu vorresti che ci fosse più consapevolezza o alla fine la nicchia dei chitarristi è quella e va bene così?

Allora, non saprei, oddio… è una nicchia però è ampia alla fine. Perché voi chitarristi siete tanti e guardate già voi come siete “piccole” ma avete già cose come sei anni alle spalle o di più. Come pubblico di clienti chitarristi secondo me ce n’è abbastanza, ma ci sono anche un sacco di liutai. 

Tu hai il laboratorio a Pavia?

Si. Non è un negozio, è dentro la cascina dei miei genitori.

Quando hai cominciato ti piaceva fare un certo tipo di chitarre ma adesso hai cambiato idea?

Be’, all’ultimo anno di scuola avevo fatto l’acustica perché io pensavo di fare strumenti elettrici, poi mi sono messa a fare solo classiche anche perché i tirocini sono sempre con liutai di chitarre classiche. Adesso mi sta tornando la voglia di fare un’acustica. Vorrei fare tutto!

Sapresti indicare un brano che quando la gente prova le tue chitarre suona sempre?

Sinceramente no perché non so un titolo! Magari li riconosco ad orecchio però non so che brani siano.

Lo chiedo perché quest’anno sono andata a fare servizio al Paganini Guitar Festival e alla mostra di liuteria suonavano tutti Recuerdos de L’ Alhambra

Prima il ragazzo che ha provato una chitarra ha suonato Nuvole Bianche ed è la prima volta che la sentivo sulla chitarra. 

Perché un ragazzo di oggi si dovrebbe avvicinare a questo mondo o dovrebbe fare il liutaio?

Non dovrebbe (ridendo). Diciamo che soprattutto al giorno d’oggi avere un lavoro manuale e “antico” è una bella cosa e piuttosto unica. Dà soddisfazione ed è legato alla natura in qualche modo anche se gli alberi li ammazziamo per fare queste chitarre!

Volevo chiedertelo perché la persona che lo leggerà che magari non frequenta un liceo a indirizzo musicale come noi non deve immaginarsi una signora di settant’anni…

Tra un mese ne faccio trenta, così lo sapete!

Per dire che sei una ragazza giovane e in un mondo che può sembrare così lontano da queste cose in realtà è molto bello avere queste professioni. 

Si. Oddio non so com’era qualche anno fa, ma in realtà ci sono tante ragazze giovani che lo fanno. La musica “va di moda” ultimamente, quindi tanti ragazzi si iscrivono alle scuole di liuteria.

Non è mai troppo tardi per diventare liutai, ragazzi!

 

foto dal sito https://unascuolaunlavoro.it/project/giulia-lovati/

Gaia Ossimprandi 2M

 

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