Seneca, Un’eredità senza tempo. Non un amico, ma te stesso in un altro corpo

“Rifletti a lungo se devi accettare qualcuno fra i tuoi amici, ma, presa la decisione, accoglilo di tutto cuore; e, quando parli con lui, sii schietto come con te stesso.”

-Seneca, Epistola 3 (Epistole Morali a Lucilio)

 

Chi è l’amico? Un conoscente, una persona con cui si è cresciuti insieme, il primo che passa…

Per Seneca la definizione di amico è inequivocabile: l’amico è colui in cui puoi riporre piena fiducia, come se fosse te stesso in un altro corpo. Oggigiorno è comune chiamare “amico” o “fratello” chiunque ci stia simpatico, ma in questo modo il termine va a perdere di significato. La scelta dell’amico deve essere una cosa seria, da non prendere alla leggera, in quanto scegliamo a chi affidare la nostra cosa più preziosa: noi stessi. Una volta però che qualcuno ha superato questo “esame”, perchè non dovremmo fidarci di lui? Dubitiamo forse del nostro giudizio? 

Oggi è comune sentire storie di persone che si tengono tutte le preoccupazioni dentro, senza rivelarle a nessuno, finché vengono consumate dall’interno e sono costrette ad andare in terapia. D’altra parte se qualcuno non si fa problemi a parlare della sua vita apertamente o sui social noi siamo sempre pronti a giudicarlo. Seneca aveva ragione: l’eccesso da una o dall’altra parte è sbagliato, serve un giusto mezzo.

Che dunque gli introversi trovino il coraggio di parlare di sé e che gli estroversi capiscano che c’è qualcuno che necessita di essere ascoltato. Chi lo sa, magari saremo capaci di trovare nell’altro ciò che ci manca: un amico vero.

di Corradi, Grassi e Sirocchi

In copertina A Surreal Friendship, French artist Marcel Duchamp and US artist Man Ray, at Man Ray’s home. Paris, France. 1968 – Henri Cartier-Bresson 

Può interessarti...