Da che lato si trova la giustizia?

“Fuori accadono cose terribili. A qualsiasi ora del giorno e della notte, povere persone indifese vengono trascinate fuori dalle loro case. È loro permesso portare con sé solo uno zaino e un po’ di denaro contante, e anche in quel caso, vengono derubate di questi beni lungo il cammino. Le famiglie vengono distrutte; uomini, donne e bambini vengono separati. I bambini tornano a casa da scuola e scoprono che i loro genitori sono scomparsi.”

Anne Frank

 

E’ come un déja vu. Mentre leggevo questa frase credevo si stesse parlando di ciò che sta succedendo in questi giorni in America e, invece, in fondo alla citazione scopro che è stata Anne Frank, 85 anni fa, a pronunciarla. Quasi un secolo fa persone comuni si trovavano in questa terribile situazione e ancora oggi le parole di Anna Frank risultano estremamente attuali. Non è inquietante? Crediamo di vivere in una società che rispetta, che è guarita dai mali del passato, che ha imparato dai suoi sbagli e invece… l’America del presente, come tanti altri paesi, semina orrore silenziosamente, mentre tutti noi osserviamo attoniti. 

 

Il presidente americano, Donald Trump, sostenendo di voler espellere i “criminali presenti illegalmente”, o come lui li definisce,  “alieni illegali”, ha iniziato a diffondere nelle città agenti federali del servizio contro l’immigrazione (ICE), con il compito di arrestare queste persone. 

Ma è veramente questo quello che sta accadendo?  La verità è che il 73,6% delle persone detenute dall’ICE non possiede nessun tipo di passato criminale. Oltre 170 cittadini sono stati detenuti ingiustamente e la maggior parte degli accusati viene privata della possibilità di vedere un avvocato o i propri familiari. E nel 2025 l’ICE ha ucciso 32 persone.

 

I poliziotti sono addestrati a preservare la vita umana e in nessun caso devono attaccare una persona disarmata, ma soprattutto non possono arrestare persone senza prove o sparare alle auto. Eppure, a Minneapolis, il 7 gennaio 2026, l’uomo che ha ucciso una donna a sangue freddo nella sua auto si trova oggi dalla parte che dovrebbe rappresentare la giustizia. 

Dietro la tragedia di Renee Nicole Good, madre di tre figli, si nascondono domande inquietanti sul ruolo dell’ICE, sull’uso sproporzionato della forza e sul diritto alla sicurezza di chi ogni giorno affronta la vita comune senza mettere in pericolo nessuno.

Nonostante le evidenze, il presidente americano Trump ha difeso pubblicamente l’ICE, diffondendo informazioni false: ha parlato di autodifesa e ha sostenuto che l’agente fosse in ospedale gravemente ferito. I video diffusi lo smentiscono chiaramente. Renee non stava cercando di investirlo, l’uomo non è stato colpito e, anzi è stato visto allontanarsi dalla scena illeso. Più tardi è stato anche condiviso un video, della telecamera che indossava l’agente Jonathan Ross, dove si sente l’agente chiamare la donna “fu**ing bi*ch” subito dopo averle sparato 3 volte alla testa.

 

L’America dovrebbe essere il paese della libertà. Eppure, ogni giorno, le notizie ci ricordano che quella libertà è spesso negata: operazioni dell’ICE in scuole, ospedali, quartieri, famiglie separate, madri strappate ai figli, persone innocenti trattate come criminali.

E allora ci chiediamo: quanto dobbiamo allontanarci dagli orrori del passato prima di riconoscerli nel presente? Quanto ancora accetteremo che l’ingiustizia passi inosservata? La storia non è un ricordo: è una lezione. E se non impariamo, rischiamo di diventare spettatori di un déjà vu che nessuno dovrebbe vivere.

Alice Codispoti 4E

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