Lo studente dietro il numero: la sfida di una valutazione umana

Quanto è facile o fattibile separare la valutazione dell’apprendimento dalla valutazione sull’alunno?

Quante volte ci siamo trovati a riflettere su questo tema? Se ci pensiamo, fare il ruolo dell’insegnante non è affatto semplice. Trasmettere non solo conoscenze, ma anche la passione per lo studio, cercare di farsi apprezzare, diventare parte integrante delle vite degli studenti, è un lavoro che richiede impegno, dedizione e coraggio.

Immaginatevi nel ruolo del professore. Davanti a una pila di compiti da correggere, dove il docente deve riuscire a valutare non solo le nozioni che gli studenti hanno appreso, ma anche come queste sono state interiorizzate, come gli studenti hanno affrontato le difficoltà, e quanto si sono impegnati. Ma è obbligato a riassumere tutto in un numero. Un voto che, alla fine, è il suo unico strumento per comunicarci il risultato. E la domanda sorge spontanea: ha davvero senso?

Molto spesso, il voto sembra essere più un limite, che una misura vera e propria del nostro progresso ed impegno. Se ridotto alla sola cifra numerica, rischia di perderci nella corsa del risultato, facendoci dimenticare che dietro ogni verifica c’è una persona, con le sue difficoltà e i suoi progressi; non considerando neanche il contesto, le difficoltà personali, i miglioramenti o il pensiero critico che ogni studente ha messo in gioco per arrivare fin lì.

E se, invece di un semplice numero, venissero utilizzati altri strumenti per valutare l’apprendimento?

Un’ interessante alternativa al voto potrebbe essere una valutazione descrittiva.

Al posto del solito numero, il professore potrebbe accompagnare il numero ad un commento che vada oltre la semplice performance finale, indicando cosa l’alunno sta imparando, quali difficoltà ha incontrato e cosa deve ancora migliorare. In questo modo, l’attenzione si sposterebbe dalla semplice cifra alla crescita dell’individuo, riconoscendo i progressi e le aree di miglioramento.

Un altro strumento interessante è il portfolio. Si tratta di una raccolta di lavori, progetti, riflessioni e revisioni che documentano non solo il risultato finale, ma anche l’intero processo di apprendimento. Un portfolio consente di osservare come lo studente sia cresciuto, come abbia sviluppato la sua creatività e come abbia affrontato le sfide lungo il percorso, offrendo una valutazione più completa e sfaccettata. Alcune scuole internazionali, specialmente nei paesi anglosassoni, come ad esempio nel sistema educativo del Regno Unito, usano il portfolio per tracciare il progresso degli studenti attraverso gli anni.

Oppure,  l’autovalutazione può essere una strategia potente. Permettere agli studenti di riflettere su ciò che hanno appreso, su cosa è andato bene e su cosa c’è ancora da migliorare, aiuta a sviluppare la consapevolezza delle proprie capacità e a comprendere meglio il proprio processo di apprendimento. Questa riflessione non deve restare solitaria, ma può essere accompagnata da un feedback da parte del professore, che guida e indirizza. Alcuni insegnanti, in particolare in scuole che seguono metodi innovativi come il metodo Montessori, utilizzano già l’autovalutazione come parte integrante del percorso di apprendimento, incoraggiando gli studenti a diventare protagonisti del proprio sviluppo.

I voti in realtà non sono il male assoluto, ma il problema sorge quando diventano l’unica voce che parla di uno studente. Quando il numero diventa l’unico strumento di valutazione, il rischio è che ci si riduca a una cifra, senza tenere conto delle sfumature che definiscono davvero un percorso di crescita. La valutazione ideale non dovrebbe mai limitarsi a stabilire un “giudizio finale”, ma dovrebbe essere uno strumento per guidare lo studente nel suo cammino, per indicargli dove si trova e cosa deve fare per migliorare.

Un buon sistema di valutazione dovrebbe dire:
“Ecco dove sei ora, ecco dove devi arrivare, ecco come puoi farcela.” Il professore, quindi, non dovrebbe solo essere colui che assegna il voto, ma una guida che accompagna ogni studente nel suo percorso di crescita. La parola insegnamento, infatti, deriva dal latino “insegnare”, che significa “segnare dentro”, lasciare un segno, un’impronta che aiuti lo studente a comprendere il suo vero valore e il suo potenziale.

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