Buongiorno,
Siamo Chiara, Angelica e Gaia, tre studentesse del Liceo Attilio Bertolucci di Parma, e oggi siamo grate dell’opportunità che ci è stata offerta di esporre un pensiero riguardo una tematica ad oggi alquanto dibattuta e proporre quello che è il nostro punto di vista, in quanto giovani studentesse.
La domanda che ci è stata posta è: COSA VUOL DIRE PER NOI, PER LA NOSTRA GENERAZIONE E PER IL NOSTRO ESSERE STUDENTESSE, L’OBIETTIVO DI FORMARE GIOVANI ARTIGIANI O ARCHITETTI DI PACE?

Nonostante questa domanda possa apparire astratta, in realtà ci riguarda profondamente. Allo stesso tempo, però, non è così semplice rispondervi. Per questo motivo abbiamo deciso, in primo luogo, di interrogarci su cosa significhi veramente essere artigiani e architetti di pace, secondo il nostro punto di vista.
Quando parliamo di artigiani e architetti di pace ci riferiamo a persone che scelgono di dedicare parte della loro vita a “costruire” la pace. Infatti sia gli artigiani che gli architetti studiano le condizioni che permettono ad un edificio di resistere a pesi, scosse sismiche, agenti atmosferici e calamità naturali. Nulla è lasciato al caso: ogni dettaglio è frutto di studio, precisione e dedizione.
Così come loro, anche gli artigiani e gli architetti di pace dedicano tempo, passione e impegno per costruire solide fondamenta, su cui la pace può reggersi.
Con questa espressione intendiamo, perciò, persone che costruiscono attivamente la pace con le mani, il cuore e la mente, attraverso il dialogo, la solidarietà e il servizio.
“Costruire la pace”, dunque, non è solo un compito dei diplomatici o dei militari di ogni Stato, ma è soprattutto responsabilità dei cittadini, chiamati a trasformare le relazioni e la società in cui vivono. Noi tutti, in quanto esseri umani, siamo dotati di una ragione e di un’intelligenza che dobbiamo sfruttare a nostro vantaggio, non solo per il nostro interesse personale, ma anche e soprattutto per il bene collettivo e per il raggiungimento di obiettivi comuni.
Dopo aver chiarito cosa intendiamo per artigiani e architetti di pace, sorge spontanea una nuova domanda: che ruolo possiamo avere noi giovani in tutto questo? Noi studenti e studentesse, cosa possiamo fare concretamente per diventare costruttori di pace? Questa domanda è ancora più complessa della precedente.
Al giorno d’oggi, spesso la nostra generazione viene definita come superficiale, apatica e “fuori dal mondo”, focalizzata esclusivamente dalle nuove tecnologie, come se non avesse occhi per la realtà che ci circonda, ma vivesse in funzione di uno schermo, in un mondo virtuale.
Ciò che spesso non viene considerato, però, è che molti di noi utilizzano la tecnologia per semplificare ciò che un tempo non era possibile fare. Grazie ad essa, ad esempio, possiamo avere rapidamente notizie dal resto del mondo e, in generale, accorciare le distanze. Per questo motivo riteniamo che l’etichetta che ci viene attribuita sia solo in parte corretta. Noi, in realtà, siamo continuamente esposti a nuove problematiche a cui dobbiamo trovare delle soluzioni dato che “siamo noi il futuro”. Tuttavia, raramente qualcuno si chiede se ci siano stati forniti tutti gli strumenti necessari per affrontarlo davvero.
Noi siamo consapevoli dei cambiamenti climatici, delle ingiustizie sociali e dei conflitti disumani che caratterizzano il mondo contemporaneo. Come studenti abbiamo bisogno di essere formati per affrontare queste sfide. Essere artigiani o architetti di pace non è dunque essere dei maghi o degli indovini ed avere ogni soluzione immediata. Costruire la pace significa essere consapevoli dei problemi e impegnarsi, anche nel proprio piccolo, per provare a porvi rimedio. Per farlo, però, servono strumenti adeguati: il confronto, il dialogo, l’ascolto delle idee e delle opinioni altrui.
Ed è qui che diventa fondamentale il ruolo della scuola. Il suo compito non è solo insegnarci la storia delle civiltà antiche, ma cercare di prepararci agli eventi che caratterizzano l’attualità.
Siamo continuamente informati sulle problematiche che aumentano giorno dopo giorno, e sentiamo il bisogno di capire e comprendere come concretamente contribuire alla loro risoluzione.
Viviamo in una realtà colma di situazioni instabili e irrisolte, fatta di conflitti che rendono l’equilibrio globale sempre più precario. Il rischio è che, nel tempo, troppe tensioni facciano traboccare troppi equilibri.
Ciò di cui avremmo bisogno è capire come agire e come arrivare, in modo pratico, alla pace ricordando che non è solo assenza di guerra.
Questa è una responsabilità di noi studentesse e studenti, in quanto non siamo solo cittadini italiani, ma siamo cittadini del mondo e come tali dobbiamo lavorare per costruire la pace cooperando e mettendo da parte i nostri interessi personali, a favore di quelli collettivi. Ed è per questo che ci chiediamo: che cosa possiamo fare, nel concreto?
Sensibilizzare i giovani alla pace significa partire dalle situazioni quotidiane, dove nascono i primi conflitti e dove si può imparare davvero a prevenirli. Un modo concreto per portare avanti questa sensibilizzazione può essere, ad esempio, una conferenza come quella di oggi, in cui si condividono riflessioni riguardo alla stessa tematica.
Sono molto importanti anche le attività che vedono noi giovani studenti attivi protagonisti: dal partecipare alla marcia Perugia Assisi all’attivare percorsi di peer education sui diritti umani nelle scuole del nostro territorio.
Riteniamo, dunque, sia importante aumentare occasioni del genere, in modo da far arrivare cos’è davvero la pace a più persone e migliorare le nostre competenze di cittadini.
La visione dell’artigiano che costruisce la pace sottolinea un lavoro lungo, complesso, quotidiano e delicato, che richiede molto tempo e pazienza, come l’artigiano quando restaura antichi affreschi.
Le guerre non iniziano all’improvviso: spesso sono il risultato di tensioni ignorate, di rabbia non gestita e di decisioni prese senza riflettere sulle conseguenze. Imparare a risolvere un contrasto con il dialogo, a gestire le emozioni e a mettersi nei panni dell’altro è già un atto di pace.
Ogni scelta consapevole contribuisce a costruire relazioni più solide e rispettose. È da questi piccoli gesti quotidiani che nasce una mentalità capace di trasformare il conflitto in confronto e di impedire che le divisioni diventino fratture irreparabili.
Questa è la
ragione per cui è fondamentale formare continuamente costruttori e costruttrici di pace, che trasformino ciò che divide in ciò che unisce, con la speranza che piccoli gesti possano realizzare ciò che i grandi non riescono a ottenere, cioè la pace.
Ed è qui che il ruolo della scuola come comunità educante è sempre più importante.
Perciò, come afferma Maria Montessori:
evitare i conflitti è opera della politica: costruire la pace è opera dell’educazione.




