Attacco in Venezuela: un nuovo Afghanistan?

La notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela. Sono state colpite diverse aree del Paese, tra cui Caracas e il presidente Maduro è stato catturato e portato a New York, con la moglie Cilia Flores. Il presidente USA ha annunciato che il Venezuela sarà sotto il dominio di figure americane e venezuelane fino a transizione sicura. Il capo dell’esercito venezuelano e ministro della Difesa Lopez riconosce la presidenza di Rodriguez (vicepresidente con Maduro), ma il segretario di Stato americano Rubio avverte che non è la presidente legittima.

Trump ha giustificato l’attacco parlando di un’operazione contro il narcotraffico internazionale. Secondo il dipartimento della Giustizia USA, Maduro aveva usato la cocaina come arma contro gli Stati Uniti e ora dovrà rispondere di narcoterrorismo, traffico di droga e usa di armi da guerra. Tuttavia, l’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite cita:

“I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.” 

L’esercito venezuelano ha denunciato l’assassinio delle guardie di Maduro e il New York Times riporta 80 morti tra militari e civili durante il colpo di Stato. Il fatto che Trump abbia usato la forza contro il Venezuela, rende la catture di Maduro un sequestro di persona, più che un arresto. Inoltre, il presidente ha agito senza rivolgersi al Congresso, cosa permessa solo se c’è un imminente pericolo per il Paese. A questo si aggiunge l’immunità di cui i capi di Stato godono, spesso rivendicata dagli stessi USA per difendere Netanyahu. Tuttavia l’Assemblea della Nazioni Unite faticherà a trovare una risoluzione e una possibile condanna a Trump, dato che gli Stati Uniti hanno il diritto di veto. Intanto, il figlio di Maduro, il deputato Nicolás Maduro Guerra, ha invitato i venezuelani a scendere in piazza contro quello che è stato fatto al padre e in migliaia hanno risposta alla chiamata, riunendosi a Caracas.

Il mondo è diviso sulla legittimità delle azioni di Trump. Pechino e Iran parlano di colpo di Stato e chiedono la liberazione del presidente venezuelano e altri sei Paesi, Spagna, Brasile, Cile, Colombia, Messico e Uruguay, hanno sottoscritto un comunicato congiunto in cui rifiutano le azioni militari fatte in Venezuela solo da parte degli USA. Anche il Papa ha richiesto di agire nel bene del popolo venezuelano e garantire la sovranità del Venezuela. Invece per Israele e Italia si tratta di un attacco legittimo, necessario per garantire la libertà.

Al momento, l’unica cosa certa è che il destino del Paese è seriamente a rischio. Trump non solo si è impadronito delle maggiori riserve di petrolio del mondo, ma ha ingiustamente sottratto al popolo di uno Stato sovrano la sua libertà e il suo diritto di autodeterminazione.

Possiamo affermare che si fermerà, o lo dobbiamo considerare solo l’inizio? Il mondo attende le prossime azioni di quell’uomo col fiato sospeso.

Elena Notari

immagini: rubenluengas.com

 

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