La quinta superiore: e se non fosse così spaventosa?

Fin dalle elementari, i bambini crescono con il terrore dell’ultimo anno delle superiori: la quinta. Se ne parla come di una montagna altissima da scalare, un anno pieno di sacrifici, ansia e responsabilità, alla fine del quale ci aspetta la temutissima maturità. Anch’io sono stata una di quei bambini che guardavano a questo momento con preoccupazione e, quasi senza accorgermene, sono arrivata fin qui. Ora che la quinta è iniziata, però, mi chiedo: dobbiamo davvero averne così tanta paura?

Non è un segreto che quest’anno sia diverso dagli altri. Le cose da fare sono tante e il tempo sembra non bastare mai. Bisogna stare al passo con il programma, recuperare eventuali lacune e cercare di non rimanere indietro, con la consapevolezza che, alla fine dell’anno, ci aspetta un esame che metterà alla prova le conoscenze acquisite durante cinque anni di scuola. Dopo tanto impegno, saranno proprio quei pochi giorni a segnare la conclusione di un percorso importante, è normale, quindi, sentirsi sotto pressione.

Eppure, la maturità non è l’unica preoccupazione. Intorno a noi continuano a esserci la scuola guida, le attività extrascolastiche, gli impegni quotidiani e, soprattutto, una domanda che sembra diventare sempre più insistente: che cosa farò dopo?

Università, facoltà da scegliere, test d’ingresso da preparare, possibili carriere da immaginare. All’improvviso, sembra che tutti si aspettino da noi una risposta precisa sul nostro futuro. Ma è davvero possibile, a soli diciotto anni, sapere già che cosa si vuole fare per il resto della propria vita?

Certo, si può sempre cambiare strada ma spesso questa possibilità viene accompagnata dalla paura di perdere tempo, di rimanere indietro rispetto agli altri o di fare la scelta sbagliata. Così, al posto di vivere questo momento come un’occasione per scoprire chi siamo e che cosa desideriamo, finiamo per considerarlo una corsa contro il tempo, nella quale sembra che tutti sappiano già dove andare, tranne noi.

A rendere tutto ancora più difficile c’è la pressione che arriva da ogni direzione. Gli insegnanti ci ricordano continuamente quanto sia importante studiare per la maturità. I genitori ci chiedono quale università abbiamo intenzione di frequentare, se siamo al passo con gli argomenti a scuola e a che punto siamo con la scuola guida. Poi ci sono gli amici, quelli che sembrano avere le idee chiarissime e si stanno già preparando per i test d’ingresso: «Io farò ingegneria gestionale e sto già studiando per il TOLC. Tu invece hai deciso?» Una domanda apparentemente innocua, che però può trasformarsi in un macigno per chi non sa ancora che cosa rispondere.

Parlo anche per esperienza personale. In questo momento non so ancora quale strada voglio intraprendere. Non ho le idee chiare su ciò che mi piace davvero, su quello in cui sono portata o su ciò che vorrei diventasse il mio lavoro. A volte mi chiedo se una materia mi piaccia per quello che è o per il modo in cui viene spiegata dal professore, altre volte mi domando se ciò che oggi mi interessa potrebbe davvero appassionarmi anche in futuro. Più cerco di trovare una risposta, più mi sembra di avere davanti un groviglio di dubbi difficile da sciogliere. E la cosa più frustrante è sentirsi confusi proprio quando sembra che tutti gli altri abbiano già trovato la propria direzione. Si finisce per pensare di essere in ritardo, di non essere abbastanza determinati o, peggio ancora, di avere qualcosa che non va. Ma è davvero così?

Sono convinta che milioni di studenti si pongano le stesse domande, anche se non sempre hanno il coraggio di ammetterlo. Forse, dietro chi parla con sicurezza del proprio futuro, si nasconde qualcuno che ha paura di sbagliare tanto quanto noi. Non avere le idee chiare non significa essere incapaci di scegliere. Significa, semplicemente, essere ancora alla ricerca.

A diciotto anni siamo considerati adulti, almeno sulla carta, ma questo non vuol dire che dobbiamo conoscere già tutte le risposte. Stiamo appena iniziando a scoprire il mondo, a capire chi siamo, quali sono i nostri interessi e che cosa ci rende davvero felici. È normale avere dubbi, cambiare idea, sentirsi persi e non sapere quale direzione prendere. Non esiste un’età precisa entro cui bisogna aver capito tutto né una scadenza entro la quale dobbiamo necessariamente trovare il nostro posto nel mondo.

Il futuro fa paura proprio perché è sconosciuto. Vorremmo poterlo vedere in anticipo, avere la certezza di fare la scelta giusta e sapere che tutti i nostri sforzi ci porteranno dove desideriamo. Ma la vita non funziona così: non ci consegna una mappa completa, ci permette di disegnarla poco alla volta, attraverso le esperienze, gli incontri, gli errori e le nuove opportunità. E, a volte, anche una strada che inizialmente sembrava quella sbagliata può insegnarci qualcosa di fondamentale su noi stessi.

Per questo credo che, oltre a studiare e a prepararci per la maturità, dovremmo imparare a concederci un po’ di pazienza. Non dobbiamo trasformare ogni dubbio in un problema da risolvere immediatamente né confrontare continuamente i nostri tempi con quelli degli altri. Inoltre, c’è un’altra cosa che spesso dimentichiamo: mentre siamo impegnati a preoccuparci di ciò che verrà, stiamo vivendo un periodo della nostra vita che un giorno potrebbe mancarci terribilmente.

Forse, tra qualche anno, ripenseremo a queste giornate con un sorriso. Ci mancheranno i compagni, le chiacchiere durante l’intervallo, le risate e i pianti per motivi che allora ci sembravano importantissimi e perfino quell’ansia mista ad adrenalina che provavamo quando un insegnante scorreva il registro e stava per scegliere chi interrogare. Ci mancheranno anche le piccole abitudini che oggi diamo per scontate, quelle che rendono la scuola molto più di un semplice luogo in cui studiare: uno spazio in cui cresciamo, stringiamo amicizie e impariamo qualcosa anche al di fuori dei libri.

Allora, dobbiamo davvero aver paura della quinta superiore? Un po’ di paura è inevitabile ed è anche comprensibile. Ma non dobbiamo permettere che ci impedisca di vivere questo anno. La maturità è importante, certo, ma non definisce il nostro valore; scegliere l’università è importante, ma non significa dover decidere oggi chi saremo per sempre.

Non lasciamo che la paura del futuro ci rubi il presente. Studiamo, impegniamoci, facciamo progetti ma concediamoci anche il diritto di sbagliare, di cambiare idea e di non avere tutte le risposte. Perché la quinta superiore non è soltanto un traguardo da raggiungere: è un pezzo della nostra vita da vivere, con tutte le sue paure, le sue incertezze e le sue possibilità.

E se oggi non sappiamo ancora dove ci porterà il domani, non significa che siamo rimasti indietro. Significa che abbiamo ancora una storia da scrivere. E, per quanto possa spaventare, questa è forse la parte più bella di tutte.

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