A questi cinque anni
Ai corridoi pieni di voci la mattina presto
Alle verifiche studiate in una notte
A quelle per cui ci siamo preparati per settimane
Alle interrogazioni andate male
e a quelle in cui ci siamo sentiti invincibili
Alle risate trattenute durante le lezioni
Agli sguardi complici da una parte dall’altra della classe
A tutti i caffè delle macchinette che ci hanno svegliato
e a tutte le merende nascoste che non avremmo potuto mangiare
Ai professori che ci hanno capito davvero
E a quelli che forse di noi non hanno capito mai nulla
Ai momenti in cui volevamo solo andarcene
E a quelli in cui, senza dirlo, stavamo bene proprio qui.
Alle mattine storte
Alle ansie prima di entrare
Alle giornate infinite
E alle ultime campanelle
arrivate forse troppo presto
A chi c’è dal primo giorno
A chi si è aggiunto strada facendo
A chi perderemo nel tempo
e a chi continuerà comunque a portarci dentro.
A tutte le versioni di noi lasciate tra queste mura
A quelli che eravamo a quattordici anni,
convinti che la maturità fosse lontanissima
A quelli che siamo oggi a diciotto o diciannove, con molta più paura del futuro di quanto vogliamo ammettere
A chi ha sempre avuto le idee chiare
A chi invece si lascia avvolgere dall’indecisione, abbattuto dalla pressione del tempo
A chi a settembre entrerà qui
senza sapere quanti pezzi di sé
lascerà in queste aule
Con l’augurio di vivere tutto fino in fondo
senza avere troppa fretta di arrivare alla fine
E infine a noi
Pronti (speriamo) a diventare grandi altrove,
A disperderci nel mondo
Con la certezza che,
comunque vada,
un pezzo di quello che siamo stati
rimarrà per sempre seduto qui,
all’ultimo banco
che ci guarda da lontano.
Alessia Carletti 5C





