Quando le arti marziali incontrano la pace

Nel marzo del 1997, a Washington DC, fu tenuta una conferenza dell’unione delle arti marziali per la pace. A parlare fu chiamato, tra gli altri, Gaku Homma, sensei del dojo  Nippon Kan a Denver, in Colorado, e diretto allievo di Morihei Ueshiba, il padre fondatore dell’Aikido ( per dojo si intende il luogo in cui si praticano le arti marziali, una sorta di sinonimo di palestra n.d.r). Questo evento è stato senza precedenti per il numero di partecipanti, circa 400 praticanti di arti marziali provenienti da tutto il mondo.

Homma tenne un discorso molto lungo e articolato il cui contenuto è ancora valido e ricco di significati tanto da acquisire un nuovo senso, alla luce della attuale situazione politica e dell’involuzione odierna dei rapporti interpersonali e dello sviluppo dell’individuo nella società contemporanea.

Homma spiegò che le arti marziali dovrebbero essere uno strumento educativo utile allo sviluppo dell’uomo, ma spesso non vengono viste sotto questa luce. A causa della diffusione di film di combattimento pieni di eroi stereotipati, la vera filosofia dietro alla pratica è andata a svanire, lasciando posto al sogno americano di diventare il nuovo Bruce Lee. 

Homma dichiarò: “Molti genitori che hanno visto Pat Morita, (il leggendario maestro di Karate Kid n.d.r) trasformare un bambino in un eroe in sole due ore, hanno iniziato a trascinare i loro figli al dojo più vicino, non preoccupandosi del fatto che Pat Morita abbia ammesso lui stesso di aver praticato karate solo per otto ore durante le riprese del film, e di non averlo mai più praticato dopo. Questi genitori ignorano qualcosa di importante; sperano che ciò che hanno visto nei film sia reale e che l’impossibile sia raggiungibile”.

Dopo il boom di nuovi praticanti nelle più svariate arti marziali, i vari dojo americani sono entrati in competizione tra loro e, per garantirsi quanti più iscritti possibili, i sensei hanno iniziato a insegnare delle mosse nuove ispirate proprio a quegli eroi in cui tutti volevano trasformarsi. 

“Questi studenti vogliono imparare a fare atti di violenza che hanno visto nei loro film preferiti, e non vogliono imparare l’Aikido” ha proseguito Homma. “Questi film hanno lasciato un impatto ancora più serio sul mondo delle arti marziali in America, quando gli stessi sensei hanno iniziato ad insegnare agli studenti tecniche simili a quelle viste nei film. Sotto questa influenza, questi insegnanti hanno perso la loro origine artistica, e sono molto deluso da questo fenomeno. La filosofia del dojo è diventata una filosofia di marketing commerciale, non ha nulla a che vedere con la filosofia originale delle arti marziali”.

Questo concetto è molto importante, infatti Homma dice che le arti marziali sono una “spada a doppio taglio”,  una metafora che usa per dire che imparare la gestione della forza e l’arte del combattimento è sia un onore che un onere, sta poi all’allievo fare la mossa giusta e sapere quando utilizzare la sua capacità combattiva per fare del bene.

“Nel corso della storia, le arti marziali sono cambiate e si sono evolute in conformità con i mutevoli valori, la morale e i principi di chi le pratica. Questi cambiamenti sono strettamente legati al contesto storico, politico, religioso e sociale di ogni epoca e società. Lo ‘spirito giapponese’ e il ‘pensiero kamikazi’ durante la seconda guerra mondiale in Giappone sono un chiaro esempio di come l’educazione alle arti marziali possa essere distorta per servire uno scopo calcolato e di conseguenza, molte persone sono state spinte verso la morte, e molti paesi annientati”.

Homma ricorda che nella storia l’uomo ha commesso molti errori, tra cui usare l’arte e la tecnica marziali per scopi militari con fini violenti e di prevaricazione.

“Le arti marziali non necessariamente elevano un uomo, è un uomo che ha la capacità di fare arti marziali allenando il bene o il male. Dobbiamo renderci conto che lo studio delle arti marziali è lo studio di noi stessi. La natura ci ha cresciuti tutti per diventare ciò che siamo. Lo scopo delle arti marziali non è che le persone utilizzino le abilità e la forza che hanno appreso per competere e combattere l’una contro l’altra. Le arti marziali non sono un’educazione efficace per chi si prepara a combattere con i suoi due pugni; credo piuttosto che condividere, capire, aiutare, fidarsi, tollerare e imparare l’uno dall’altro sia l’idea educativa originale delle arti marziali.

Homma con questo discorso, che mantiene intatta la sua validità anche a distanza di così tanti anni, racconta con efficacia alle nuove generazioni le basi della filosofia dell’Aikido.

“Nella società moderna, le persone feriscono, lottano e cercano di dipendere da cose al di fuori di loro per guarire la loro mente. Molti stanno iniziando a praticare le arti marziali per superare le loro lotte interiori attraverso la disciplina, la fiducia in se stessi e la difesa personale. Le persone sono alla disperata ricerca della pace interiore e gli istruttori di arti marziali stanno cercando di accontentarli, ma io credo che finché un uomo cerca una risposta alla propria confusione, o cerca di soddisfare i propri desideri, non sempre troverà pace”.

 

L’Aikido è una disciplina marziale sincera, se praticata con costanza non è detto che regali potenza o fiducia in se stessi, ma quel che è certo è che ci può insegnare un equilibrio tale da far fiorire tutti i talenti che sono già dentro di noi. L’obiettivo nella pratica dell’Aikido non è sconfiggere l’avversario, ma armonizzarsi con la sua energia (ai-ki) per neutralizzare l’aggressione senza causare danni permanenti.

Invece di opporsi, il praticante devia e riutilizza l’energia dell’aggressore. Per questo motivo l’Aikido tradizionale non prevede competizioni.

La filosofia aikidoista mira a prevenire la violenza e a gestire le controversie in modo costruttivo. Il vero vincitore è colui che vince su se stesso, eliminando i propri pensieri di odio e arroganza.

“L’Aikido non è una collezione di tecniche, ma un modo per vivere in armonia con la natura e servire gli altri con umiltà. Non cercate il potere sul tappeto, ma la sincerità nel cuore: il vero addestramento comincia quando si porta la pace fuori dal Dojo. Ogni respiro e ogni movimento devono diventare un atto di gratitudine, trasformando la pratica quotidiana in un cammino di servizio verso l’umanità”.

Queste parole, in questi tempi di guerre continue, sembrano ancora più significative e preziose per tutti noi. L’Aikido è nato in risposta allo shock subito da un intero paese dopo lo scoppio della bomba atomica, il Giappone. Un paese che è voluto ripartire dalla pace. L’Aikido ha dunque ripreso le tecniche e il codice d’onore dei samurai e li ha trasformati in una disciplina tanto potente quanto pacifica. Una disciplina al servizio dell’intera umanità dove il vero punto di partenza è l’individuo, ciascuno di noi. 

Per saperne di più sull’Aikido: “Aikido per la vita” autore – Gaku Homma

Per praticare a Parma: https://renseikandojo.it/

 

Nora Monga

2D -cintura (quasi) verde

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