Abbiamo sempre vissuto nel castello – Shirley Jackson
“Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!”
Tè e biscotti, ciò che Constance Blackwood offriva sempre ai suoi ospiti, nel salone dorato che lei e sua sorella Mary lucidavano compulsivamente ogni settimana.
E questa è solo una delle tante ossessioni che caratterizzavano i membri della famiglia Blackwood… Per esempio, zio Julian, dopo essere scampato alla morte, ripensa e annota su carta in modo ossessivo ogni dettaglio di quella tragica giornata. Infatti non era ancora riuscito a capire chi fosse stato ad avvelenare lo zucchero con l’arsenico, a differenza delle due sorelle che custodivano questo oscuro segreto da anni.
Il loro rapporto era così forte che, nonostante i pregiudizi e le chiacchiere della gente, sono sempre rimaste unite. Si aiutavano a vicenda: chi andava a fare la spesa e chi rimaneva a casa a cucinare. Anche se Constance veniva additata come colpevole, il bene che voleva alla sorella non le permetteva di rivelare la vera assassina, preferiva quindi sopportare lei le maldicenze delle persone. Tutti, a partire dai più piccoli, si riguardavano da stare ben lontani dalla famiglia maledetta.
Spesso non ci accorgiamo di quanto anche noi siamo costantemente influenzati dalle opinioni e dai giudizi altrui, limitandoci nella vita di tutti i giorni. Dovremmo quindi essere forti come Merricat quando usciva di casa e affrontava gli sguardi dei vicini, e continuare per la nostra strada a testa alta. Confrontandoci abbiamo riscontrato opinioni contrastanti: c’è chi sostiene che il libro, pur avendo qualche colpo di scena, sia poco accattivante, chi invece pensa che sia proprio questo il punto di forza del romanzo, che riesce a far entrare all’ interno della famiglia e a conoscere ogni personaggio per quello che è realmente.
Gaia Fava, Viola Ferri, Maya Petrolini, Anna Torelli
La bellezza rubata – Laurie Lico Albanese e Noi vogliamo tutto – Flavia Carlini
“La bellezza rubata” di Laurie Lico Albanese (un romanzo storico) e “Noi vogliamo tutto” di Flavia Carlini (un saggio) sono due opere di fondamentale importanza che affrontano, da prospettive differenti, la complessa tematica delle disuguaglianze di genere.
Nel romanzo di Albanese la narrazione è ambientata nella prima metà del Novecento, un’epoca in cui le donne erano fortemente sottomesse all’autorità maschile, sia a quella del marito o di una figura paterna all’interno della famiglia. Un chiaro esempio di questa ingiustizia emerge nel momento in cui la protagonista, trovandosi in un periodo in cui le sue condizioni di salute non erano ottimali, si vede costretta a scrivere il proprio testamento. In tale circostanza emerge, con un certo disappunto, come lei non possegga alcun bene materiale, poiché ogni proprietà appartiene legalmente al marito. L’unica volontà che le è concesso esprimere è soltanto una dedica affettuosa verso il marito, affinché il suo ritratto venga destinato alla pubblica esposizione, cosicché tutti ne possano fruire.
Nel saggio di Carlini, invece, l’attenzione si sposta su come il corpo e l’immagine della donna vengano strumentalizzati e ridotti a degli oggetti di valutazione estetica. Nel mondo del lavoro, infatti, le donne si trovano spesso a essere selezionate prevalentemente in base al loro aspetto fisico, venendo spinte a indossare abbigliamenti seducenti e a rispettare i canoni di bellezza predefiniti. Si può notare ciò quando la scrittrice parla di come il suo capo (ma non solo) passi parte della giornata lavorativa a osservarla costantemente, a tal punto da farla sentire a disagio e procurandole paranoie su come dovesse o non dovesse vestirsi.
Sebbene queste due opere appartengano a generi letterari ben distinti (l’una narrativa e l’altra saggistica), sono collegate dallo stesso filo conduttore. La riflessione sulla condizione femminile e sulla disuguaglianza di genere rappresenta un tema di grande rilevanza che, ancora oggi, suscita accesi dibattiti e richiede una costante e profonda riflessione da parte della nostra società su come il dislivello tra uomo e donna sia ancora molto evidente.
Ludovica Cariti, Veronica De Luca, Clarissa Napolitano
Noi vogliamo tutto – Flavia Carlini
Questo libro analizza le ingiustizie sociali, economiche e di genere dell’Italia di oggi. Affronta temi come la precarietà lavorativa, la crisi climatica, la salute mentale e il diritto alla casa. Ciò che ho apprezzato di più è lo stile diretto, con cui spiega che piuttosto di limitarsi a elencare i problemi, bisognerebbe superare la rassegnazione e mobilitarsi insieme per un cambiamento nel futuro.
Gaia Fava
Il Custode – Niccolò Ammaniti
Questo libro di Niccolò Ammaniti è un’opera che non lascia sicuramente indifferenti, ma che nel mio caso ha suscitato reazioni piuttosto contrastanti.
Da un lato, lo stile dell’autore si conferma una garanzia: la scrittura è scorrevole, ritmata e ha catturato la mia attenzione fin dalle prime pagine, trascinandomi facilmente dentro la storia. I personaggi sono ben tratteggiati e l’atmosfera è carica di suspense e curiosità. In particolare, colpisce la profondità dei sentimenti dei protagonisti, come il senso di protezione estremo e il sacrificio, la vulnerabilità e la paura del giudizio, o l’amore sproporzionato di Milo per Arianna, racchiuso in queste parole: «In quel momento preciso, in quel secondo esatto. ho desiderato il potere di trasformarla in una statua che si sarebbe meritata il Vaticano, il Louvre, il più grande museo del mondo e che invece sarebbe stata solo mia, per sempre, nella mia stanza, tra il letto e la scrivania. La pietrificazione dell’attimo in cui mi sono innamorato.»
Dall’altro lato, però, l’evoluzione della trama mi ha colta del tutto alla sprovvista. Basandomi sulle premesse, mi aspettavo una narrazione di stampo diverso e credevo che il riferimento alla figura di Medusa fosse utilizzato esclusivamente in chiave metaforica o simbolica. Ritrovarmi invece di fronte a una vera e propria virata verso elementi mitologici e fantastici ha cambiato completamente le carte in tavola rispetto alle mie aspettative iniziali. A spiazzarmi definitivamente è stato il finale. Senza fare troppi spoiler per chi desidera leggerlo, posso dire che la conclusione lascia un po’ confusi e con diversi punti interrogativi, ma probabilmente è un effetto desiderato dall’autore.
In conclusione, “Il custode” è un libro che si legge con rapidità e che offre spunti interessanti, ma che potrebbe disorientare chi cerca una storia dal significato più lineare o priva di innesti mitologici del tutto inaspettati.
Viola Ferri
Il Conte di Montecristo – Alexandre Dumas
“Solo colui che ha conosciuto l’estrema sventura è in grado di provare l’estrema felicità. Bisogna aver desiderato morire per sapere quanto sia bello vivere.”
Alexandre Dumas
Per riuscire a capire di cosa parla questo capolavoro della letteratura francese, dobbiamo immaginare di poter tornare a Marsiglia, nel 1815, e cercare un giovane marinaio di appena 19 anni di nome Edmond Dantes. E’ felice: sta per rivedere suo padre che ha lasciato per affrontare un lungo e pericoloso viaggio a bordo del Pharaon, ad aspettarlo c’è anche la sua bellissima fidanzata, la catalana Mercedes che ha intenzione di sposare al più presto.
Ma proprio mentre Edmond crede di essere arrivato alla vigilia della sua felicità, qualcuno sta già progettando un piano per rovinarlo: il contabile Danglars, l’ufficiale catalano Fernand Mondego e Villefort, procuratore del re accecato dalla sua carriera. Dopo quattordici anni passati rinchiuso nelle segrete dell’ oscuro Castello d’If, Dantes è pronto. Tra tesori e inganni, diventerà il Conte di Montecristo per ottenere la sua tanto attesa vendetta.
Di romanzi classici ne ho letti molti e, nonostante i 6,5 cm di costa nonché le 1086 pagine, Alexandre Dumas ha fatto sì che il conte di Montecristo diventasse il mio classico preferito in assoluto, dire che mi è piaciuto molto è riduttivo.
Maya Petrolini
La Città dei Ladri – David Benioff
Leggere La città dei ladri di David Benioff è un’esperienza particolare: è un libro che scorre via velocissimo, ma che allo stesso tempo rischia di lasciarti un po’ di amaro in bocca. Se da una parte la storia ti trascina dentro l’assedio di Leningrado, momento storico spaventoso e buio, dall’altra si ha spesso la sensazione che l’autore preferisca spingere sul pedale dell’intrattenimento piuttosto che restituire la profondità di quel dramma.
Tutto il romanzo si regge sulla contrapposizione tra i due protagonisti. Lev è chiuso, insicuro, schiacciato dai propri complessi; Kolja è un vulcano, sfacciato e con la battuta sempre pronta.
L’uso continuo dell’ironia e dell’umorismo è un dettaglio particolare del libro che sicuro alleggerisce l’atmosfera e rende la lettura interessante.Il problema è che spesso questo tono stride con la gravità di ciò che accade attorno a loro creando una distanza emotiva: invece di farti sentire la tragedia, la trasforma in una sorta di avventura romanzata un po’ americana.
Nel complesso, La città dei ladri è un libro che si fa leggere e che sa tenebre il lettore attaccato alle pagine, ma che, dal mio punto di vista, manca di qualcosa. Più che un viaggio toccante nella vita dei ragazzi durante un evento così tragico, sembra di aver letto una sceneggiatura…bellissima, sì, scritta bene e ricca di colpi di scena, si, ma che non mi ha lasciato veramente qualcosa dentro.
Anna Torelli



Eccoci!
