Quanto deve essere lunga una gonna per essere considerata “appropriata”? E soprattutto: può davvero dirci qualcosa sulla persona che la indossa?
Sembra una domanda quasi banale. Eppure, basta entrare in una scuola, soprattutto quando arriva il caldo, per accorgersi che la lunghezza di una gonna può diventare molto più di una semplice questione di centimetri.
Una gonna troppo corta, una troppo lunga. Una gonna “adatta” alla scuola o una gonna che, secondo qualcuno, “non sta bene”.
E così un semplice capo d’abbigliamento finisce per diventare motivo di commenti, discussioni e giudizi. Ma la cosa più interessante è che, quando si parla di gonne, molto spesso non si parla soltanto di vestiti. Si finisce per parlare di come dovrebbe essere una ragazza. Ed è qui che nasce la domanda: perché il modo in cui ci vestiamo dovrebbe stabilire quanto siamo serie, affidabili o rispettabili?
Quando una gonna diventa un giudizio
Il problema non è stabilire se sia meglio una gonna corta o una lunga. Ognuno dovrebbe poter scegliere il proprio stile, naturalmente rispettando le regole dell’ambiente in cui si trova. Il problema nasce quando a un vestito viene attribuito un significato che va ben oltre il vestito stesso.
Una ragazza con una gonna corta può essere seria, responsabile e affidabile. Una ragazza con una gonna lunga può avere un carattere completamente diverso. E viceversa. Perché allora continuiamo ad associare l’abbigliamento alla personalità?
Il modo in cui ci vestiamo può raccontare qualcosa di noi: i nostri gusti, il nostro stile, il modo in cui vogliamo presentarci agli altri. Ma raccontare qualcosa non significa definire una persona.Una gonna non può dirci se una ragazza è intelligente, rispettosa, fedele, simpatica o responsabile.
Per scoprirlo bisogna conoscerla.
Le parole di Tajani
Questa riflessione è tornata particolarmente attuale dopo alcune dichiarazioni del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani.Durante l’evento “Itaca”, a Formello, Tajani ha parlato della scelta della futura moglie per il proprio figlio, spiegando che preferirebbe una donna meno appariscente e più seria e affidabile. Nel suo discorso ha collegato questa idea anche al modo di vestirsi, facendo riferimento a una donna con “le gonne più lunghe”. Le sue parole hanno suscitato numerose reazioni e discussioni. Il 21 settembre Tajani è poi tornato sull’argomento, affermando di voler chiedere scusa alle donne che si fossero sentite offese e precisando di non aver avuto l’intenzione di offenderle.
Al di là della polemica politica, però, quello che rimane interessante è la domanda che le sue parole ci costringono a porci: quanto siamo abituati a giudicare una persona soltanto dal suo aspetto?
A scuola questa domanda diventa particolarmente interessante. Qui, infatti, l’abbigliamento non è soltanto una scelta personale: esistono regole, opinioni degli insegnanti e, inevitabilmente, anche quelle degli altri studenti.
Ma dove finisce il rispetto di una regola e dove inizia il giudizio?
Stabilire che un determinato abbigliamento non sia adatto a un ambiente scolastico è una cosa. Far sentire una ragazza sbagliata, volgare o poco seria per quello che indossa è un’altra.
E forse è proprio questa distinzione che rischiamo di perdere.
Perché quando una ragazza entra in classe con una gonna corta, la prima cosa che dovrebbe contare è quello che viene a fare: studiare, parlare, ridere con le amiche, fare un’interrogazione, vivere la propria giornata. La sua gonna non dovrebbe diventare la caratteristica principale attraverso cui viene osservata. Questo non significa che le regole non debbano esistere. Significa piuttosto chiedersi se, quando parliamo di abbigliamento, stiamo cercando di stabilire dei limiti per tutti oppure se, ancora una volta, siamo più interessati a controllare il modo in cui una ragazza decide di mostrarsi.
Forse, alla fine, ci siamo posti la domanda sbagliata.
Non importa quanti centimetri misuri una gonna, ma il perché abbiamo iniziato a pensare che quei centimetri possano raccontare chi è una persona. Perché una ragazza non diventa più seria quando allunga una gonna, così come non diventa meno seria quando la accorcia. Il carattere non ha una lunghezza. La personalità non ha una taglia. E il valore di una persona non si trova nell’orlo dei suoi vestiti.
Forse dovremmo semplicemente tornare a guardare le persone per quello che fanno, per quello che pensano e per quello che hanno da dire. Perché una gonna può attirare uno sguardo, ma non dovrebbe mai diventare un giudizio.
Maria Ausilia Pulci 3F



Eccoci!
