MUSICA: DISCHI O STREAMING?

Le chiavi girarono nella serratura prima una, poi due volte e la porta si aprì e si chiuse poco dopo: il cigolio del portone non era il suono che stavo cercando. Senza togliermi le scarpe né il cappotto raggiunsi il tavolo del soggiorno, situato accanto al mobile su cui poggiavano i miei migliori amici: il lettore cd e il giradischi. Impugnai un taglierino, mi sedetti e appoggiai il vinile delicatamente sulla superficie di legno; cercai con minuzia l’angolo dove l’involucro è più spesso e incisi: un taglio netto, una liberazione simile a quella che aveva avuto modo di provare il portafogli pochi minuti prima.

A breve ci saremmo stati solo io e la musica, nessuno più.

Rimossi l’involucro ed infilai con cautela le dita all’interno del cartoncino, quindi ne estrassi il contenuto come fosse un lecca lecca dalla calza della befana, poi, con la stessa frenesia di un bambino che non vede l’ora di mangiarlo ma con la paura che ha di romperlo prima di poterlo assaporare tolsi la pellicola al mio nuovo 33 giri. Non restò dunque che azionare il giradischi, adagiare il vinile sul piatto e compiere l’ultimo, forse il più bello e memorabile, gesto di questo rito: alzare e abbassare la puntina.

Il resto è storia.

Le nuove generazioni hanno sempre più possibilità di ignorare l’acquisto di dischi e scegliere la musica in streaming, che risulta essere il massimo della comodità: è gratis, è disponibile su tutti i dispositivi elettronici dotati di schermo e uscita audio e può essere riprodotta in ogni luogo e momento.

Perché dovrei comprare un CD o un vinile quando posso munirmi di cuffie e cellulare ed ascoltare i miei artisti preferiti, con tutti i vantaggi che derivano dalla modalità?

Ebbene, la mia risposta a coloro che si pongono questa domanda è che hanno ragione, perché se l’obiettivo è solo riprodurre e ascoltare la musica allora non c’è davvero alcun motivo di spendere soldi per dei pezzi circolari di policarbonato o PVC che necessitano anche di un secondo mezzo per sprigionare ciò che contengono.

Tuttavia, l’ascolto non comprende l’esperienza; faccio un esempio.

Il 15 novembre 2024 è uscito in tutto il mondo l’album “From Zero” della band statunitense Linkin Park, disco che ha segnato l’inizio di un nuova era per la band nonché per tutti i fan più fedeli, tra cui me medesimo (di cui meco non mi vergogno). Io non solo ho aspettato la mezzanotte del giorno di lancio per avere una prima impressione attraverso una piattaforma streaming, soddisfacendo quindi il desiderio dell’ascolto, ma ho anche riempito maggiormente il bagaglio della mia memoria andando a comprare il formato disco il mattino seguente.

Ciò che mi resta non è soltanto un vago ricordo che sale a galla quando l’acqua della memoria cambia densità, bensì è la promessa di farmi rivivere quello stesso giorno ogni volta che mi trovo davanti alla libreria e lo sguardo mi cade su quella copertina, che spicca tra tutte grazie al suo colore roseo; il cammino scuola-punto vendita, l’acquisto (e la preoccupazione, perché non vidi subito i soldi nel portafogli), il ritorno a casa, la rimozione dell’involucro, l’inserimento nel lettore e il primo ascolto tramite quest’ultimo sono boe onnipresenti nel mare della memoria.

Se non lo avessi acquistato mi sarebbe rimasta solo la reminiscenza della notte dell’ascolto in streaming, che forse mi sarebbe tornata in mente incontrando qualche canzone di quell’album in modalità di ascolto casuale su una piattaforma online, poiché non avrei vissuto un’avventura così corposa da lasciare il segno quanto quella che ho scelto, tantomeno avrei ora un un coinquilino capace di suscitare delle emozioni così singolari.

L’ascolto tramite piattaforme online non è per niente vile, anzi, è rivoluzionario (utile persino ai più pignoli, per non rischiare di comprare un disco che risulterebbe sgradito), ciononostante, dal mio punto di vista, esso non può fornire la stessa esperienza che deriva dall’acquisto di un formato della musica concreto.

 

Mirko Pio Tomai, 4E

 

Foto di Pixabay

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