Parliamo di sciopero: una breve storia attraverso i secoli

Negli ultimi tempi, accendendo la televisione o aprendo un giornale, ci si è trovati spesso inondati di notizie sugli scioperi: dalle loro conseguenze alle percentuali di adesione, fino ai disagi provocati. Ma ci siamo mai chiesti da quando esistono gli scioperi? E soprattutto se siano stati il motore di alcune leggi e conquiste che oggi diamo per scontate?

Il primo sciopero documentato della storia coinvolse i lavoratori di Deir el-Medina, nell’antico Egitto. [N.d.R. un nostro precedente articolo approfondiva la storia di questo papiro] Si trattava di artigiani impiegati nella costruzione delle tombe reali, che decisero di sospendere il lavoro perché non ricevevano il salario in grano. Questo episodio introdusse un concetto allora rivoluzionario: la protesta legata al lavoro. Pur non avendo un impatto decisivo sull’assetto politico della società egizia, rappresentò una svolta fondamentale, perché dimostrò per la prima volta che il lavoro poteva diventare uno strumento di pressione.

Per assistere a forme di protesta capaci di produrre cambiamenti istituzionali significativi bisogna attendere circa sette secoli e arrivare alla Roma repubblicana. Tra il V e il III secolo a.C. si verificarono le cosiddette secessioni della plebe, un antecedente strutturale dei moderni scioperi. In tali occasioni la plebe, sia essa lavoratori sia essa cittadini, abbandonò la città in blocco rifiutando sia il lavoro sia il servizio militare. Infine, in prima pagina nella storia, una pressione di tal fatale natura dette effetti. Nascevano i “tribuni della plebe,” la prima magistratura del mondo romano a rappresentare e tutelare la componente popolare.

Dopo questi episodi, bisognerà attendere l’età contemporanea perché lo sciopero assuma un ruolo capace di incidere profondamente non solo sulla società, ma anche sugli equilibri politici e geopolitici degli Stati.

Il punto di svolta fu la Rivoluzione industriale. Nel 1886, a Chicago, una serie di scioperi che rivendicavano la riduzione della durata del turno di lavoro a otto ore portò agli eventi di Haymarket; la repressione seguita diede luogo ad uno sciopero di tale impatto anche internazionale, che diede origine al Primo Maggio, festa del lavoro ancora oggi celebrata.

Circa vent’anni dopo, nel 1905, un altro sciopero segnò una svolta decisiva nella storia europea. Nell’Impero russo, ancora sotto il regime autoritario dello zar, milioni di lavoratori diedero vita al primo grande sciopero generale di massa, paralizzando il Paese e costringendo lo Stato a concedere riforme politiche e l’istituzione di un parlamento. Sebbene il regime zarista sopravvisse, quello sciopero aprì la strada alla Rivoluzione del 1917, che in poco più di un decennio portò al crollo dell’impero e alla nascita di un nuovo ordine politico.

Questo dimostra come lo scopo dello sciopero, anche se si presenta in modi diversi a seconda delle epoche, ha una costante: la trasformazione della forza lavoro in forza politica attraverso la struttura dello sciopero stesso. Tuttavia, per secoli lo sciopero è rimasto uno strumento spesso represso e considerato illegale.

È solo nel ventesimo secolo, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, che tale pratica ottenne un riconoscimento giuridico. In molti Stati europei, ad esempio, fu garantito il diritto di sciopero nella Costituzione o mediante la legislazione fondamentale: in Francia nel 1946, in Italia con l’articolo 40 della Costituzione nel 1948. In questo modo, un mezzo di protesta nato talvolta in opposizione allo Stato divenne parte integrante delle democrazie moderne.

Il diritto allo sciopero è dunque l’efficace risultato finale del lungo percorso storico: dalla proteste spontanee dei lavoratori dell’antico Egitto a un diritto regolamentato, capace sia di proteggere gli interessi del lavoratore, sia di riconoscere anche il conflitto sociale come una struttura della società moderna.

Giulia Scartazza 3H

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