Se l’ascensore non si fermasse, un racconto di Natale

Tanti anni fa, in un mondo molto vicino, a una bambina che aveva da poco imparato a leggere e non amava le favole tradizionali è stato regalato un libro di racconti diversi dal solito.

Non ricordo né il titolo né gli autori, mi pare fossero nordici e che le parti illustrate riproducessero figure e colori inusuali, quello che non ho dimenticato e che mi torna spesso in mente è il titolo di uno di quei racconti.

Se l’ascensore non si fermasse. Era la storia, evidentemente cittadina, di due bambini che, saliti sull’ascensore del loro palazzo per rientrare in casa, senza motivo continuavano la loro salita, arrivando nel cielo e oltre, nei loro spazi immaginari, nei quali vagavano a lungo per poi tornare sul loro pianerottolo.

Se l’ascensore non si fermasse: dove vorrei andare, cosa vorrei vedere?

Ci penso nei momenti in cui l’agguato del reale, come diceva un caro amico filosofo, si fa più intenso e opprimente.

Se l’ascensore non si fermasse vorrei innanzitutto vedere più azzurro, quello del cielo, certo, e non solo. Vorrei guardare dall’alto una terra colorata e non l’aiuola che ci fa tanto feroci, vorrei vedere la mia scuola circondata da fiori e da prati ridenti, la mia città immersa in un’aria tersa.

Se l’ascensore non si fermasse vorrei raggiungere i piani alti, altissimi, e parlare con qualcuno di autorevole. Per dirgli, come Dante, se si è distratto un attimo o se il suo piano è per noi incomprensibile, perché qualcosa ancora qui non va.

Se l’ascensore non si fermasse vorrei trovare un posto su un pianeta in cui riunire tutti, studenti, famiglie, presidi, colleghi, ministri, segretari e bidelli, per dire loro che dovremmo unire le nostre energie per diventare migliori insieme, per essere più felici. E che la nostra felicità sta nella conoscenza, in nessun altro bene o conquista.

Se l’ascensore non si fermasse vorrei volare con leggerezza su luoghi già percorsi e su territori inesplorati, liberandomi per un attimo della pesantezza della vita. Si fa in un attimo, signor Cavaliere mio. Ora che il treno ha fischiato…

L’ascensore si è fermato. Niente azzurro, niente colori, niente colloquio con i piani alti, niente riunione di spiriti eletti.

Mi rimane la leggerezza, non del volo, perché l’ascensore si ferma sempre, piuttosto quella che mi può dare la letteratura. Dalla pesantezza di un mondo uniformemente grigio, inutilmente verboso e pesantemente rumoroso mi libero senza fughe nel sogno o nell’irrazionale, ma guardando ad esso con altri metodi di conoscenza e di verifica. Con l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero di automobili arrugginite.

 

Buon Natale a tutti

Mariarosa

 

 

Come regalo natalizio, una ricetta che riscalderà il vostro cuore durante le colazioni in famiglia nei giorni di festa. Irish Soda Bread, un pane facilissimo da preparare, che in Irlanda si usa come pane comune, anche se noi forse noi lo sentiamo più vicino a una torta, visto il suo sapore dolce. Diventa appunto una perfetta colazione spalmato con un velo di burro e una marmellata di gusto asprigno: dolce ma non troppo, morbido ma con qualche asperità. Come la vita.

Ingredienti

Farina integrale macinata a pietra 260 g

Farina 00 130 g

Fiocchi d’avena 70 g (più qualcuno per la guarnizione)

Zucchero semolato 30 g

Sale marino fino 5 g

Bicarbonato di sodio 5 g

Burro 60 g

Melassa scura 80 g (la trovate online o nei negozi di prodotti alimentari naturali)

Latticello (180 g di latte, 180 g yogurt bianco intero, 1 cucchiaino succo di limone)

 

Preparazione

Ungere con burro uno stampo da plum cake in acciaio (circa 25×10 cm). Mescolare tutte le polveri, avena compresa, in una grande ciotola. Tagliare il burro morbido a cubetti. Aggiungere i cubetti alle polveri e pizzicarli fra le dita: ripetere l’operazione fino ad ottenere un composto simile a una farina grossolana, creando una fontana al centro. In una ciotola preparare il latticello mescolando gli ingredienti e aggiungervi la melassa: mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere questo composto nella fontana e incorporarlo alle polveri con un cucchiaio di legno o una spatola, fino ad ottenere un impasto ben inumidito. Mescolare bene ma senza lavorarlo troppo. Trasferire l’impasto nello stampo, livellare la superficie, praticare al centro un taglio poco profondo, cospargere la superficie con altri fiocchi d’avena. Preriscaldare il forno a 190° e cuocere per 50/55 minuti. 

  • tags

Può interessarti...