Rifiutare l’orale di maturità: il parere di un ex studente

Per qualche settimana dell’estate 2025 ha fatto scalpore il caso di tre studenti (a Belluno, Padova e Urbino) che hanno scelto di rifiutare l’orale di maturità per protestare contro il sistema scolastico; le principali critiche da loro mosse riguardavano il sistema dei voti, l’eccessiva competitività, la mancanza di empatia e il fatto che l’esame di maturità non valuti adeguatamente il percorso scolastico complessivo degli studenti o il loro impegno. Si tratta di un gesto forte, che fa riflettere sul modo in cui la scuola viene vissuta e su quanto sia possibile individuare modalità di dialogo e scambio di riflessioni tra studenti e insegnanti. Per questo abbiamo deciso di chiedere il parere di diversi studenti, ex studenti e docenti su come percepiscano la realtà scolastica, che, come tutte le realtà complesse, assume un aspetto diverso a seconda della prospettiva da cui si guarda.

Il primo dialogo che condividiamo è quello tra Federico, ex studente del Bertolucci che ha sostenuto l’esame di maturità proprio nell’estate 2025, e una docente che collabora con il Magazine:

Prof: Sicuramente ricordi che questa estate ci sono stati tre episodi di maturandi che hanno rifiutato di sostenere l’orale di maturità per denunciare le criticità del sistema scolastico. Cosa pensi di questo fatto?

Federico: Non mi sono ancora chiarissime le motivazioni di questi studenti, ma ritengo che la loro azione sia stata coraggiosa. Hanno espresso in modo forte la loro posizione. Hanno rinunciato ad alzare il loro voto di maturità: è stato uno sciopero che non ha leso nessuno, tranne loro stessi. Fatico a capire le polemiche nei loro confronti: molte persone li accusavano di aver rinunciato perché tanto avevano già un voto; o che li accusavano non di coraggio ma di pigrizia o paura. Quello che non hanno considerato, però, è che se uno può permettersi di non sostenere l’orale significa che si è per forza impegnato prima. 

Prof: quindi per te quello che emerge è il loro coraggio?

Federico: è sempre coraggioso andare contro l’autorità, andare contro al sistema; è anche influenzato dalle singole esperienze. Io, ad esempio, ho avuto un’ottima esperienza scolastica e non mi sarei mai sognato di fare una cosa del genere, ma le esperienze personali sono molto diverse da persona a persona.

Prof: cosa pensi della risposta del Ministero (bocciatura per chi non sostiene la prova orale)?

Federico: è una risposta violenta. Il gesto degli studenti ha rappresentato una rinuncia pacifica e incisiva anche per se stessi (la prova orale è quella che rimane più impressa e, a prescindere dal voto, rimane una grande esperienza di vita) e il Ministero ha deciso di rispondere invece in modo relativamente violento, censurando il dialogo.

Prof: Quale azione sarebbe stata adeguata secondo te?

Federico: Capire le effettive motivazioni di questi studenti. Sono stati casi isolati e la loro voce purtroppo risulta un sussurro nella tempesta. Il fatto che sia avvenuto in scuole diverse fa però pensare a un malcontento diffuso. E’ un segnale debole; il sintomo di un rumore di fondo presente da molto tempo. La risposta del Ministro può spegnere il sintomo, ma non il rumore. “

E’ stato coraggio? Pigrizia? Vittoria facile (avevano già raggiunto la sufficienza con crediti e prove scritte, quindi sapevano di ottenere comunque il diploma)? Protesta sterile (ormai non ne parla più nessuno)? Ma soprattutto, quali sono gli aspetti del sistema scolastico che incidono maggiormente sul rapporto tra docenti e insegnanti? E’ possibile parlarne insieme liberamente, senza paura di essere giudicati, per guardare la scuola da ‘dietro le quinte’ e (ri)conoscere gli obiettivi comuni?

Se volete partecipare a questo dibattito scriveteci le vostre opinioni all’indirizzo magazine@liceoattiliobertolucci.edu.it (non pubblicheremo i vostri nomi, a meno che non lo desideriate).

 

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