Tutti abbiamo studiato l’epica classica alle superiori, specialmente al biennio; in particolare vengono trattate l’Epopea di Gilgamesh, la Bibbia, l’Iliade e l’Odissea.
La scrittura nacque nel 3000 a.C. circa, e inizialmente veniva utilizzata solo per scopi pratici, come registrare le entrate e le uscite delle merci dai magazzini. Di conseguenza, le storie venivano narrate oralmente. I testi epici nascono perché la loro prima funzione era quella di tramandare gli insegnamenti delle civiltà correnti alle nuove generazioni. Il problema di tutte le storie tramandate oralmente è che vengono modificate di continuo, perciò non hanno una forma fissa. Per questo, ricollegandomi a quello che ho detto prima, i testi epici sono pieni di quelle che possiamo chiamare stratificazioni temporali, ovvero l’aggiunta di abitudini e usi delle diverse popolazioni in anni differenti. Per questo, vi è anche un tipo di stratificazione detta contenutistica: anche gli oggetti e l’uso che si fa di essi è diverso nelle diverse epoche, e questo risalta proprio nei testi epici. Durante l’oralità, le storie venivano cantate dagli aedi, cantori spesso ciechi (parlavano tramite le divinità) che giravano per le diverse corti a narrare le vicende.
Dato che i primi testi scritti senza un’utilità commerciale sono epici, possiamo dire che l’epica ha inizio quando qualcosa viene percepito come degno di essere raccontato.
Elisabetta Peri,1S
Perché leggiamo ancora i poemi epici?






