Come scrisse J.D. Salinger, non aspettatevi storie strappalacrime alla David Copperfield. E nessuna trama fantasmagorica con intrecci improponibili, elfi e coppie smielate, perché la bellezza degli americani sta nel loro non decorare le vicende. La realtà è già abbastanza articolata di suo. I dialoghi incalzanti e lo “stile telegrafico” sono unici; e il cosiddetto sottotesto emotivo è da intuire, non si può mica spiegare tutto, no? La letteratura americana è concreta e aiuta i lettori a diventare osservatori profondi e attenti. Pertanto, gi autori statunitensi offrono punti tangibili e pragmatici nei confronti dei problemi adolescenziali, in cui regnano la complessità emotiva e interrogativi senza apparenti risposte. Ecco a voi cinque romanzi di formazione da leggere se siete in cerca di un’ancora di salvezza per questi giorni zoppicanti di giovinezza.
- Aspetta primavera Bandini– John Fante
Aspetta primavera Bandini è il primo romanzo del ciclo di Arturo Bandini, alter-ego di John Fante. La storia è ambientata in un inverno molto rigido negli anni’30 in Colorado. Arturo è un quattordicenne figlio di immigrati italiani che vive diviso tra il rancore per la povertà della sua famiglia e il desiderio viscerale di riscatto. Quando Svevo, il padre che di professione fa il muratore, abbandona temporaneamente la casa per una relazione con una ricca vedova, spetta ad Arturo fare i conti con il vuoto lasciato dal padre, i problemi con la madre insofferente e con i fratelli, con i primi turbamenti amorosi e con i compagni di classe. La sua voglia di diventare adulto è perennemente lesa dall’isolamento sociale e la sua morale è fatta di strazianti contraddizioni. Fante è spietato nel descrivere le immagini quotidiane della famiglia Bandini, ma ci offre anche uno spiraglio di speranza: l’inverno e il gelo sono visti come un blocco, ma presto arriverà la primavera che è simbolo di riscatto e soluzioni ai problemi.
- Di qual dal paradiso– F. Scott Fitzgerald
È il romanzo d’esordio di Fitzgerald e rappresenta per antonomasia la gioventù americana della Jazz Age. Il protagonista è Amory Blaine, giovane ricco, bello e narcisista che vive come se tutto gli fosse dovuto e come se ogni giorno fosse uguale. Con l’arrivo a Princeton (frequentato anche da Fitzgerlad) Amory si ritrova senza certezze: perde la maggior parte del suo patrimonio, le attenzioni delle ragazze a cui era abituato ed è inviato al fronte. Conosce a poco a poco il “male” dell’essere umano, e si rende conto di quanto anche lui ne possa essere capace. Il romanzo cattura perfettamente il disorientamento che i giovani dell’epoca hanno subito dopo la Grande Guerra, e la necessità di conoscere sé stessi. Amory, infatti, vive senza dare peso ai sentimenti e si rifugia solo nei suoi averi e nelle relazioni superficiali. Libro perfetto per chi vuole esplorare la propria malinconia, farla diventare un punto di forza e accettare chi si è veramente.
- Martin Eden– Jack London
Martin è un marinaio ventunenne di estrazione proletaria, ma dalla sensibilità disarmante. Dopo aver salvato da una rissa un giovane borghese, si innamora della sorella di questo, Ruth, e per lei decide di trasformarsi intellettualmente ed economicamente. Sogna di diventare uno scrittore affermato per poterla conquistare. Il periodo che ne segue è cupo, segnato da continui rifiuti da parte delle riviste e anche dalla rottura con Ruth, che non capisce la sua vocazione. Martin riesce poi a raggiungere ricchezza e successo, ma tutto gli pare un’illusione: coloro che prima lo disprezzavano ora lo elogiano solo per usufruire del suo denaro. Cade in una profonda solitudine e capisce che la borghesia che idealizzava è superficiale, e si ritrova quindi a non appartenere né alle sue origini povere e ignoranti, né alla classe media arrivista. Nonostante la crudità dei fatti, Martin Eden guarda sempre il mondo con occhi puri, rendendo tutto sempre molto commovente.
- Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile– Peter Cameron
Pubblicato nel 2007, è a mio parere il romanzo di formazione migliore dell’epoca contemporanea. James è un diciottenne newyorkese borghese profondamente acuto ed introverso. Ha già capito come funzionano le dinamiche del mondo degli adulti e non vuole andare alla prestigiosa università della Brown come vorrebbe la sua famiglia. James, tuttavia, non è un ribelle: è un ragazzo pacato ma è profondamente disilluso. La sua famiglia è disfunzionale e lo obbliga ad andare da una terapista dato che comincia a soffrire di attacchi di panico, seppur il ragazzo non lo reputa un fatto grave. Mentre James è in un camp scolastico, Cameron ci mostra come sia estraneo alle abitudini sociali dei coetanei e la sua voglia di trovare la propria identità rifiutando l’ipocrisia del mondo degli adulti. Non ci sono eccessi melodrammatici, e la tristezza non viene mai banalizzata, essendo la trama narrata in prima persona dalla voce limpida e razionale di James. Il titolo è una massima meravigliosa -ripresa da una citazione di Ovidio- che ci ricorda che la sofferenza non è un ostacolo ma un tassello necessario per la crescita e la consapevolezza.
- Il giovane Holden– J.D. Salinger
Il giovane Holden è il romanzo di formazione per eccellenza, un libro capace di cambiarvi la vita. Holden Cauffield è un sedicenne ipercritico e cinico appena espulso per l’ennesima volta dalla Pencey, una prestigiosa scuola preparatoria. Invece che tornare subito a casa e affrontare i genitori, decide di vagare per tre giorni per New York. Chi non comprende Holden (lo credevo impossibile ma invece lo è) si ferma alla superficie giudicandolo un ragazzo snob e lamentoso, ma è la sua corazza difensiva. Holden è un ragazzo sull’orlo della depressione: ha un ossessivo senso di svuotamento e cerca contatto umano con chiunque (tassisti, conoscenze vecchie, prostitute…) ma la sua ansia lo porta sempre a ritirarsi. Mentre vaga per NYC è in cerca di persone vere; per lui, infatti, il mondo degli adulti è finto e ipocrita. Holden ha bisogno di sincerità perché sta male. È un anticonformista nei pensieri, nel modo di parlare; tutto ciò è reso ancor più straordinario per il fatto che il romanzo è ambientato negli anni ’50, epoca in cui dominavano il perbenismo e il puritanesimo della borghesia del dopoguerra. L’unica persona che sembra capire e calmare Holden è la sorellina Phoebe. Quando è con lei spiega anche il titolo originale del romanzo: The Catcher in the Rye. Phoebe gli chiede cosa vorrebbe fare davvero nella vita, e lui rivela il suo scopo ideale, nato dal fraintendimento di una poesia di Burns (Coming Thro’ the Rye). Immagina tanti bambini giocare in un campo di segale vicino a un burrone senza nessun adulto a controllare tranne lui. Il suo compito sarebbe afferrare i bambini qualora dovessero cadere del precipizio. Dal punto di vista simbolico, Holden vorrebbe salvare i bambini dal dover crescere, per farli rimanere nella purezza dell’infanzia. Il romanzo è importante anche per il modo innovativo in cui tratta della terapia e dell’esaurimento nervoso.
Nonostante queste storie abbiano protagonisti ed epoche profondamente diverse, una cosa non cambia: il senso di smarrimento dell’adolescenza. Questi libri meritano di essere letti perché sono pragmatici, concreti e non banalizzano le emozioni. Il punto di vista è giovanile, nessuna lezione o sermone dall’alto. Supereremo anche quest’età. Quando si è giovani sembra tutto insormontabile, ma una mattina, svegliandoci, ci sembrerà di attraversare con più sicurezza la tempesta. La primavera sta arrivando, Bandini.
Gaia Ossimprandi 2M



Eccoci!
