Seneca: un’eredità senza tempo — Oltre lo specchio: l’esame di coscienza

Vivian Maier, Self portrait, 1955

“La conoscenza dei propri difetti è l’inizio della guarigione. […] Perciò, per quanto puoi, accusati da te, esamina le tue colpe. Prima esercita la funzione di accusatore, poi quella di giudice; e in ultimo quella di avvocato difensore. All’occorrenza, sappi anche inffliggerti una condanna.”

Le epistole Morali a Lucilio, Lettera 28

La fotografia di Vivian Maier davanti allo specchio, immersa in un momento di silenziosa osservazione, rappresenta perfettamente il tema dell’interiorità e dell’esame di coscienza. Lo specchio diventa il luogo simbolico in cui l’individuo si confronta con la propria immagine e, soprattutto, con la parte più nascosta di sé. Questo processo di introspezione richiama la riflessione di Seneca sulla necessità di conoscere i propri difetti per iniziare un vero percorso di miglioramento.

Seneca afferma che “la conoscenza dei propri difetti è l’inizio della guarigione”, indicando come l’esame interiore sia una pratica rigorosa e indispensabile. Egli descrive un percorso in tre fasi: essere accusatore di se stessi, poi giudice imparziale e infine avvocato difensore. Questo metodo invita a guardarsi con sincerità, riconoscendo errori e responsabilità, ma anche con equilibrio e comprensione. La fotografia, con il suo doppio riflesso, sottolinea la complessità di questo processo: l’immagine moltiplicata rappresenta le diverse sfaccettature dell’io, che emergono quando ci si osserva davvero.

L’esame di coscienza, come mostrato da Seneca e suggerito dallo specchio della foto, è quindi un atto di coraggio. Guardarsi significa accettare ciò che si vede e trasformarlo in occasione di crescita. Solo attraverso questa onesta analisi interiore è possibile avvicinarsi alla propria verità e intraprendere un autentico cammino di maturazione.

5E: Noemi Zanichelli, Irida Danga

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