Imparare il Consenso: se non ora, quando?

Il consenso. Argomento di cui si parla tanto ma di cui sappiamo poco. Ogni giorno diventa sempre più fondamentale stabilire le dinamiche e dare una definizione a questa parola.

Questo tema risulta particolarmente attuale visto il recente dibattito sull’introduzione o il divieto dell’educazione sessuale nelle scuole. Quando accadono stupri, femminicidi, abusi siamo tutti bravi ad indignarci ma nel momento in cui si potrebbe fare qualcosa per prevenire, perché è ancora così difficile muoversi?

Ecco, magari anziché pensare di eliminare quel poco di informazione che veniva fatta, perché non ampliarla ad un discorso più profondo e ulteriormente utile?

Ridurre l’affettività e i rapporti sessuali ad un tabù non sembra essere una soluzione da poter prendere in considerazione.

Viviamo infatti in una società dinamica ma così veloce da farti sentire inadeguato. Questo risvolto può incidere in modo vertiginoso sulla salute mentale generale degli adolescenti, ma cosa succede quando sfocia nell’ambito sessuale?

Nella “società adolescenziale” spesso c’è come una sorta di gara, c’è un tempo giusto ed uno sbagliato e se per caso sembri un pò più lento rispetto agli altri si iniziano ad innescare dinamiche davvero pericolose. Quando questo accade spesso non si ha la forza di parlarne con amici o genitori, per una questione di pudore o anche di vergogna, così nella mente dei ragazzini e delle ragazzine inizia ad avanzare come una sorta di obbligo morale sul momento in cui è più giusto intraprendere la prima attività sessuale, spesso non rispettando le proprie tempistiche o le proprie necessità.

Quindi la domanda sorge spontanea: nel momento in cui ci si sente “obbligati”, magari non da una persona ma da un’ideologia, si tratta di consenso o di manipolazione da parte della società?

Ci chiediamo spesso come sia possibile che avvengano ancora tante atrocità, eppure, sin dagli inizi della pubertà, dalla fine delle medie e dall’inizio delle superiori, spesso nessuno si ferma ad approfondire davvero la natura del consenso e delle sue sfumature.

Prendersi qualche ora per riflettere insieme ai ragazzi e alle ragazze sarebbe fondamentale, perché aspettare che lo capiscano da soli, talvolta, potrebbe essere troppo tardi.

Spiegare alle ragazze nelle scuole cosa significa davvero dare il consenso, come si esprime e come riconoscere quando non c’è, è essenziale affinché possano avere una loro autoconsapevolezza. Non si tratta solo di dire “sì” o “no”, ma di imparare a riconoscere e a esprimere chiaramente la propria volontà, capire i propri limiti e sapere di avere il diritto di farli rispettare.

Ci dimentichiamo, a parer mio, che se nessuno te l’ha mai davvero spiegato, a 13, 14 o 15 anni può essere estremamente complesso comprendere se ciò che è accaduto sia stato davvero consensuale oppure no. A quell’età si è ancora alla ricerca della propria identità, del proprio corpo, del proprio spazio nel mondo, e spesso manca la consapevolezza necessaria per riconoscere una situazione di pressione o di manipolazione emotiva. Per questo, parlare di consenso e di educazione sessuale non dovrebbe mai essere un tabù, ma un passaggio educativo fondamentale, tanto quanto insegnare storia o matematica.

Allo stesso modo, è indispensabile parlare anche ai ragazzi. Insegnare loro cosa significa ricevere il consenso, che non è soltanto una questione di parole, ma di sensibilità e rispetto. Ricevere il consenso significa saper ascoltare davvero: non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che il corpo comunica, i gesti, il tono della voce, i segnali di disagio o di chiusura, comprendere che non è qualcosa di ottenuto una volta per tutte, ma può essere revocato in qualsiasi momento, senza che questo comporti colpa o giudizio per chi cambia idea. È altrettanto importante capire e spiegare che esistono situazioni in cui il consenso, anche se espresso, non può essere considerato valido, come quando una persona è ubriaca, confusa, impaurita o in uno stato di vulnerabilità che ne compromette la libertà di scelta.

Riconoscere questi limiti è un atto di responsabilità e di maturità emotiva. Solo così si può costruire una cultura del rispetto reciproco, in cui il consenso non sia un obbligo formale, ma un valore condiviso e consapevole.

E se, invece di fornire nuovi strumenti agli adolescenti di oggi,  ossia gli adulti di domani, si continua a rimuovere anche quel poco di informazione che hanno su temi così delicati come il consenso e l’educazione sessuale in generale, come possiamo davvero pensare di migliorare? Parlare di questi argomenti non è un pericolo, è una necessità e soprattutto non possiamo pretendere di ottenere adulti consapevoli, se continuiamo a crescere adolescenti al buio.

 

Alessia Carletti 5C

immagine dal web

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