“Siamo creature stupide e incostanti, con la memoria corta e un grandissimo talento per l’autodistruzione.”
Così Suzanne Collins descrive l’umanità nel suo capolavoro “Hunger Games”. Potrebbe sembrare un’affermazione affrettata, superficiale. Dopotutto, non siamo tutti così, vero? Sui telegiornali sentiamo parlare di guerre, crisi e degli scandali di Sanremo, ma solo finché le notizie non passano di moda. Invece, del resto ci dimentichiamo, perché è facile, non richiede di pensare e nemmeno di soffrire. Infatti, nel mondo sono decine le guerre e queste guerre mietono migliaia di vittime ogni giorno. È il caso del Sudan, una delle guerre più sanguinose di questi anni.

Il Paese, a sud dell’Egitto, è dilaniato da una guerra civile, iniziata il 15 aprile 2023, tra l’esercito di Karthoum (SAF) e la milizia ribelle della cosiddetta Forza di Supporto Rapido (RSF) e lo scontro è causa di un efferato genocidio. L’Onu stima che, in due anni di scontri, ci siano state 150 mila vittime. Inoltre, su 46 milioni di abitanti almeno 30 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria, 24 milioni sono a rischio carestia. 12 milioni sono gli sfollati e altri 4 milioni hanno cercato riparo nei paesi limitrofi in grandi campi gestiti dalle organizzazioni umanitarie.
Da dove nasce il conflitto? Apparentemente, la guerra è nata dal contrasto tra i due generali che
erano saliti al potere grazie a un colpo di Stato: Abdel Fattah al Burhan, che comanda il SAF, e Mohamed “Hemedti” Dagalo, a capo delle RSF. Queste due fazioni si sono divise il Paese, con l’RSF a occidente e a sud e il SAF e nord e a est. Tuttavia, le ragioni della guerra sono molto più complesse e profonde. Oltre allo scontro ideologico tra i due generali, bisogna considerare la decennale guerra tra militari e villaggi soprattutto nel Darfur, dove le parti si contendono il territorio, l’acqua e le vie di comunicazione. In più, le forze straniere, come l’Egitto, la Libia e l’Etiopia sono attirate dalle risorse del Paese, soprattutto da oro e petrolio. Infine, molto influenti sono i Paesi del Golfo, come gli Emirati, l’Arabia Saudita e perfino Turchia, che mirano al controllo dell’intero Corno d’Africa, una volta monopolio dell’Europa (fra cui l’Italia in Somalia) e della Cina. Non va infatti dimenticato che il Sudan, affacciandosi sul Mar Rosso riveste un ruolo strategico importantissimo in quella zona. Particolarmente gravi sono i casi di violenza che la guerra ha causato, anche sessuale. In più, diversi bambini sono stati separati dalle famiglie o, peggio, scomparsi. La popolazione soffre la fame e, a causa della stagione delle piogge, colera e malaria stanno dilagando.
Elena Notari 4F
Immagini: Wikipedia, amnesty.it






