“Giammai ad essi è permesso rifugiarsi in se stessi; se talora gli tocca per caso un attimo di tregua, come in alto mare, dove anche dopo il vento vi è perturbazione, ondeggiano e mai trovano pace alle loro passioni.”
De brevitate vitae, paragrafo 2
Nelle opere di Seneca, quello degli “occupati” è un tema centrale e ancora oggi risulta estremamente attuale.
Per il poeta latino, l’”occupatus” è colui che vive prigioniero di impegni, ispirazioni e distrazioni, che lo allontanano da sé stesso e gli impediscono di possedere davvero il suo tempo. L’uomo lo spreca inseguendo obiettivi esterni (il successo, il denaro e il riconoscimento), senza mai fermarsi a riflettere sul senso della propria vita.
Nel “De brevitate vitae”, l’autore riflette su come gli uomini siano schiavi delle loro attività e occupazioni e non siano in grado di dedicarsi all’interiorità e a sé stessi, come solo i sapientes sono in grado di fare.
Queste riflessioni portate da Seneca si rispecchiano molto nella società moderna. L’uomo moderno è costantemente “occupato”: il lavoro, la tecnologia, la competizione e il bisogno di produttività riempiono le giornate fino a cancellare il tempo che andrebbe dedicato a sé stessi.
In un mondo che ci vede costantemente impegnati, presi dalla frenesia e senza mai un istante di pausa, Seneca ci invita a riconquistare il nostro tempo, per poter vivere appieno i giorni che ci sono concessi senza sprecarli in occupazioni inutili.
Gli “occupati” (Gallani, Paparo, Riccò)
Hiroji Kubota – “Stock exchange”, Hong Kong, 1996






