Dan Mancina è nato il 21 giugno 1987 a Livonia, nel Michigan. La sua passione per lo skateboard iniziò quando aveva 7 anni, ma a 13 prese una piega inaspettata: gli fu diagnosticata la retinite pigmentosa, una malattia degenerativa degli occhi che, gradualmente, ha compromesso la sua capacità visiva. All’età di 23 anni, avendo perso il 90% della sua vista, è stato costretto a smettere di praticare skateboard, ma non ha smesso di coltivare il sogno di poter ritornare a mettere i piedi sullo skateboard. E dopo due anni, attrezzato di un bastone bianco, è ritornato a bordo della sua amata tavola.
Da qui gli è venuta l’idea di costruire uno skatepark accessibile anche ai non vedenti. Mancina riuscì a costruire il suo sogno di fianco alla sua casa in un campo grande poco meno di 5000 metri quadrati. Lo skatepark, chiamato da lui “The Ranch”, presenta diversi elementi, tra cui quarter pipe di diverse dimensioni, rulli e rampe di sponda.
Questa struttura a differenza di quelle regolari ha spazi più ampi per facilitare lo skater cieco ad ambientarsi e a capire dove si trova e a quali ostacoli sta per andare incontro. Inoltre le rampe sono dotate di segnalatori acustici che servono per essere seguiti o per avvertire da dove è meglio stare alla larga. Mancina usa questo parco, oltre che per insegnare l’arte dello skateboard alle persone non vedenti, per ospitare gare di blind skateboarding, con l’obiettivo di inserire questo tipo di sport nelle paraolimpiadi.
Dan Mancina e il suo progetto fanno molto riflettere su come percepiamo che la vista sia uno dei sensi principali di cui non si può fare a meno. Invece Dan ha dimostrato che tutti i sensi hanno lo stesso valore e che quando ne viene a mancare uno gli altri compensano. Inoltre dimostra come la forza della passione fa superare qualsiasi limite e che gli ostacoli che la nostra mente rende insuperabili possono essere abbattuti con la determinazione.
Nora Monga 2D






