Suor Bernadette, suor Regina, e suor Rita hanno rispettivamente 88, 86, and 81 anni, e la loro storia ha catturato l’interesse dei media europei come di quelli mondiali. Le tre monache vivono ad Elsbethen, vicino a Salisburgo, in Austria, dove c’è il convento Goldenstein, luogo dove le monache hanno trascorso la maggior parte della loro vita ecclesiastica.
Nel 2025, in seguito alla diminuzione della comunità e alla scelta prese dalle autorità ecclesiastiche, le tre suore sono state spostate in un residence cattolico per anziani. Questo spostamento era dovuto all’età avanzata e alla necessità di cure sanitarie e quotidiane. Da un punto di vista pratico, la scelta appare la cosa migliore: un ambiente strutturato, cure garantite e maggiore sicurezza.
Tuttavia, per il trio di religiose, il trasloco è stato qualcosa di molto più di solo uno spostamento di casa. Lontane dalla vita monastica, hanno iniziato a vivere una profonda sensazione di sradicamento. Goldenstein non era soltanto il luogo in cui abitavano, ma lo spazio che racchiudeva la loro identità, la loro vocazione e i legami costruiti in decenni di vita comunitaria. Nella casa di riposo si sentivano accudite, ma non più parte di una comunità scelta e condivisa.
Nel settembre 2025 le tre suore hanno preso una decisione tanto semplice quanto coraggiosa: lasciare la casa di riposo e tornare al convento. Con l’aiuto di alcune ex studentesse e di un fabbro, sono riuscite a rientrare nel monastero di Goldenstein, che nel frattempo era rimasto in gran parte inutilizzato. Il gesto, inizialmente definito da alcuni media come una “fuga”, è diventato presto il simbolo di una rivendicazione pacifica ma ferma del diritto di scegliere dove vivere gli ultimi anni della propria vita.
La vicenda ha suscitato un acceso dibattito, anche all’interno della Chiesa. Le autorità ecclesiastiche locali, in un primo momento contrarie alla permanenza delle suore nel convento, hanno infine concesso loro di restare “fino a nuovo ordine”, garantendo l’assistenza medica necessaria direttamente nel monastero, a condizione che le condizioni di salute lo permettano.
La storia di suor Bernadette, suor Regina e suor Rita va oltre il singolo caso. Essa pone una domanda più ampia sul modo in cui la società affronta la vecchiaia. Spesso l’attenzione si concentra esclusivamente sull’efficienza dell’assistenza, trascurando il bisogno di identità, autonomia e continuità affettiva delle persone anziane. Le tre suore non hanno rifiutato le cure, ma hanno chiesto di riceverle in un luogo che sentono ancora come casa.
Il loro ritorno a Goldenstein ci ricorda che con l’avanzare di età può succedere di arrivare a rinunciare al poter decidere da sé. Anche nel momento in cui si indebolisce il corpo, resta quello di cercare un senso di appartenenza e di dignità certa. E a volte, come dimostra questa vicenda, tornare nel luogo che ha dato valore a un’intera esistenza è il modo più autentico di continuare a vivere pienamente.
Giulia Scartazza 3H
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