Nadia, Flavio e la storia di un’amicizia

Quando Nadia e Flavio parlano di “rapporto familiare” non fanno riferimento solo ai loro “congiunti”, ma agli amici con cui si incontrano una volta all’anno da tutta Italia. Nadia e Flavio, marito e moglie, sono due dei protagonisti di questa storia di amicizia che dura da cinquant”anni. Se chiedete loro com’è iniziata, vi daranno due risposte diverse: Flavio racconta di come, avendo prestato servizio per un anno nel reggimento di Padova, abbia incontrato i compagni con cui ha dato vita alla compagnia, mentre Nadia parla di quando ha conosciuto quei compagni (e le rispettive famiglie) dopo mesi di racconti. A questo punto, forse, è meglio che siano loro a raccontare… 

Quanti amici siete e come vi siete conosciuti?

Flavio: Annualmente vengono rimesse in contatto ventidue coppie, nonostante non riusciamo mai a vederci tutti; possiamo dire che una trentina di persone è sempre presente quando ci organizziamo. Ci siamo incontrati per la prima volta nella Caserma Pierobon, nel 1968: avevamo tutti una ventina d’anni e venivamo da tutt’Italia. In quella caserma ci siamo tornati nel 2008 con tutte le nostre famiglie. Di storie da raccontare ce ne sarebbero centinaia, ma su due piedi, ripenso a quando, al campo invernale di Asiago, abbiamo allestito le brande “matrimoniali” per scaldarci a vicenda o all’inaugurazione dei nuovi bagni, occasione in cui abbiamo urlato davanti al dormitorio “Viva la carta igienica!” 

Nadia, cosa hai pensato quando Flavio ti ha proposto di conoscere tutti gli altri?

N: Sono stata contenta di poter essere inclusa in questo rapporto che poi si è intensificato con la presenza delle famiglie. Oggi diciamo addirittura di essere noi il collante dell’amicizia tra i nostri mariti, siamo noi che ci teniamo in contatto via Whatsapp e via Facebook, loro sanno appena caricare il telefono…

Come fate a tenervi in contatto nonostante le distanze?

Ogni anno viene organizzato un incontro e mandato l’invito a tutte le coppie, indicando data, luogo e persino dove si andrà a pranzo. Ultimamente ci siamo evoluti (tutti hanno un computer, un telefono o un indirizzo email), ma niente è cambiato: a rotazione, una coppia si incarica di ospitare gli altri nella propria città per un weekend. Forse queste tecnologie danno qualche possibilità in più, ma il nostro legame era forte anche senza.

Avevate programmato già da subito di mantenere i contatti o è semplicemente capitato?

F: Ci eravamo detti che ci si sarebbe dovuti rivedere tutti i mesi di dicembre, anniversario del nostro congedo, e si era scelta Bologna per favorire gli spostamenti di tutti. Successivamente la destinazione è stata cambiata, constatando che i compagni del Sud non avrebbero partecipato, per poi arrivare all’attuale programma di cambiare città ogni anno. Non mi sembra di ricordare qualcosa che non abbiamo fatto insieme, siamo sempre stati molto uniti.

Come si svolgono i vostri ritrovi?

Il programma standard prevede che la mattina del sabato ci si metta tutti in viaggio (noi siamo quelli che, puntualmente, sbagliano strada) e si arrivi per l’ora di pranzo a casa degli organizzatori. Al pomeriggio si visita la città, mentre la domenica avviene l’incontro vero e proprio. Inoltre, avendo tutti circa la stessa età, spesso festeggiamo insieme le ricorrenze comuni, come le nozze d’argento: in questi casi si parte per viaggi più lunghi con un pulmino per stare in compagnia anche nel tragitto.

In televisione si vedono tanti gruppi di amici inseparabili, vi ci rivedete nonostante la distanza?

Non saprei dirti se la nostra sia un’amicizia da film, ma siamo un punto di riferimento l’uno per l’altro. Non importa quanti chilometri ci separino, non passa settimana in cui non ci raccontiamo cosa succede in famiglia o nella nostra città. Il nostro segreto è ricordare il passato, parlare del presente e immaginare il futuro, perché ci vediamo insieme in tutti e tre. Sappiamo che non è un’amicizia comune, forse è una cosa unica e meravigliosa. Ci teniamo tanto.

Voi che siete abituati a convivere con le distanze, avete dei consigli per noi ragazzi che siamo già nostalgici di quando ci si poteva incontrare liberamente?

Nelle amicizie vere, non conta la distanza, ma sapere che oltre il telefono c’è qualcuno che tiene a te, con cui condividere storie e pensieri, a cui chiedere e dare consigli. Sono queste le persone a cui è importante dire “Quando ci si potrà incontrare di nuovo, sarete i primi con cui vorrò passare il tempo e recuperare quello che non abbiamo condiviso”. Torneremo più amici di prima, più sicuri del nostro legame: in fondo l’amicizia è proprio non dimenticare gli altri anche se non li vedi, perché fanno parte della tua vita.

Oltre a Nadia e Flavio che hanno concesso l’intervista si ringrazia, per il contributo alle risposte, Gianni che tutt’ora organizza gli incontri.

Cleo Cantù, 2F

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